«Bollette elettriche raddoppiate, aumento del costo dei mangimi, dei concimi, del gasolio (anche quello agricolo), che si uniscono ad una situazione climatica sfavorevole (non piove da novembre) che sta impoverendo i pascoli. Le aziende sono al bivio: pagare le spese o sostenere il gregge; anche il comparto bovino da latte e da carne non gode di una migliore situazione a causa dell’aumento dei costi in stalla.»
Lo si legge in una nota degli attivisti di Progetu Repùblica che denunciano «la grave situazione delle campagne sarde, i ritardi nei pagamenti, la situazione statica dell’organismo pagatore mai decollato, la situazione degli enti tecnici col personale ridotto all’osso e perciò incapaci di portare avanti le funzioni di base; senza considerare le difficoltà nel sistema sanitario animale (anche il personale veterinario è insufficiente) e il diffondersi della lingua blu che ne ha mostrato tutte le fragilità».
«Di fronte a questo sfacelo la Giunta regionale appare inadeguata ed incapace di risolvere qualsiasi problema – proseguono gli attivisti -. L’unica soluzione che verrà adottata sarà la più semplice: elargire denaro che servirà a calmare momentaneamente gli animi ma non a risolvere i problemi. È stato così anche per la vertenza lingua blu per la cui la Giunta Solinas ha messo a disposizione delle aziende colpite 13 milioni euro (inseriti nella Legge Omnibus attualmente bloccata dalla Stato italiano per incostituzionalità, cosi come successo a altre 12 volte in questa legislatura). Con questa situazione di crisi ed incertezza generale, nell’indifferenza della politica, senza prospettive future, non è difficile pensare che molti allevatori cederanno alle lusinghe degli sciacalli dell’energia, che promettono cifre da capogiro per la concessione d’uso dei terreni. Sono circa 50mila i lavoratori che ruotano intorno al comparto zootecnico con un numero di circa 12mila aziende e un patrimonio ovino di poco più di 3 milioni di capi, in diminuzione anno dopo anno. Si sa che il ruolo dell’allevatore va al di là della mera produzione di latte: rappresenta l’elemento fondamentale a cui è affidata la tutela del territorio e la conservazione del paesaggio.»
«È necessario – concludono da ProgRes – affrontare il problema delle campagne con una ampia visione, cercare di risolvere il problema della frammentazione fondiaria, uniformare le aziende tra loro, dotarsi di infrastrutture per aumentare le zone irrigue, intervenire sulla modernizzazione pur cercando di salvare il sistema agro-pastorale tradizionale, occuparsi della formazione degli addetti del settore, strutturare gli enti di assistenza tecnica affinché lavorino a contatto con le aziende e investire nella ricerca al fine di diminuire la dipendenza dal “pecorino romano”.»
Antonio Caria
Lo si legge in una nota degli attivisti di Progetu Repùblica che denunciano «la grave situazione delle campagne sarde, i ritardi nei pagamenti, la situazione statica dell’organismo pagatore mai decollato, la situazione degli enti tecnici col personale ridotto all’osso e perciò incapaci di portare avanti le funzioni di base; senza considerare le difficoltà nel sistema sanitario animale (anche il personale veterinario è insufficiente) e il diffondersi della lingua blu che ne ha mostrato tutte le fragilità».
«Di fronte a questo sfacelo la Giunta regionale appare inadeguata ed incapace di risolvere qualsiasi problema – proseguono gli attivisti -. L’unica soluzione che verrà adottata sarà la più semplice: elargire denaro che servirà a calmare momentaneamente gli animi ma non a risolvere i problemi. È stato così anche per la vertenza lingua blu per la cui la Giunta Solinas ha messo a disposizione delle aziende colpite 13 milioni euro (inseriti nella Legge Omnibus attualmente bloccata dalla Stato italiano per incostituzionalità, cosi come successo a altre 12 volte in questa legislatura). Con questa situazione di crisi ed incertezza generale, nell’indifferenza della politica, senza prospettive future, non è difficile pensare che molti allevatori cederanno alle lusinghe degli sciacalli dell’energia, che promettono cifre da capogiro per la concessione d’uso dei terreni. Sono circa 50mila i lavoratori che ruotano intorno al comparto zootecnico con un numero di circa 12mila aziende e un patrimonio ovino di poco più di 3 milioni di capi, in diminuzione anno dopo anno. Si sa che il ruolo dell’allevatore va al di là della mera produzione di latte: rappresenta l’elemento fondamentale a cui è affidata la tutela del territorio e la conservazione del paesaggio.»
«È necessario – concludono da ProgRes – affrontare il problema delle campagne con una ampia visione, cercare di risolvere il problema della frammentazione fondiaria, uniformare le aziende tra loro, dotarsi di infrastrutture per aumentare le zone irrigue, intervenire sulla modernizzazione pur cercando di salvare il sistema agro-pastorale tradizionale, occuparsi della formazione degli addetti del settore, strutturare gli enti di assistenza tecnica affinché lavorino a contatto con le aziende e investire nella ricerca al fine di diminuire la dipendenza dal “pecorino romano”.»
Antonio Caria



















