Una riflessione sulla condizione umana e sul dramma di chi, colpito da una forma di demenza, vede svanire lentamente ma progressivamente i propri ricordi ma cerca disperatamente di conservare la coscienza di sé e della propria identità con “Il Filo di Teseo”, la pièce scritta da Fabrizio Carta e interpretata da Cristina Pillola, Nicoletta Pusceddu e Alessandro Piga insieme con lo stesso Fabrizio Carta, per la regia di Andrea Serra, una produzione di Quinte Emotive, in cartellone sabato 28 febbraio, alle 21.00, al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo e sabato 11 aprile, alle 20.30, al Teatro Centrale di Carbonia per un duplice appuntamento sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e dei Comuni aderenti al Circuito e con il contributo della Fondazione di Sardegna.
La commedia dolceamara mette l’accento sui legami familiari e sulla forza degli affetti, ma anche sull’irrompere della malattia che stravolge gli equilibri e costringe a ripensare alla propria esistenza in una chiave differente, ridisegnando compiti e ruoli: la trama è incentrata sulla figura di Nello, il fratello maggiore, custode di antiche memorie, che «si perde tra momenti di lucidità e profondo smarrimento», intorno a cui si dipanano faticosamente e a tratti dolorosamente le vite delle due sorelle – Carla, più solida e pragmatica e Mary, «ribelle e distante» – e di François, più giovane e fragile, «ingenuo ma profondamente sensibile». Il potere devastante di una patologia capace di cancellare le tracce di un’intera esistenza, tutti gli eventi più significativi, le emozioni e le sensazioni lasciando l’individuo in uno stato di confusione, in cui inaspettatamente affiorano rari brandelli di consapevolezza di sé e del proprio passato, mentre il presente acquista contorni sempre più sfumati, nel vano ripetersi di una sorta di rituale, emerge attraverso lo sguardo dei familiari preoccupati e sgomenti, che assistono impotenti al declino delle facoltà mentali e fisiche, al manifestarsi di una fragilità contro cui ben poco valgono farmaci e cure, quando ogni istante segna un passo verso l’inevitabile fine.










