La prospettata privatizzazione degli aeroporti sardi si conferma, giorno dopo giorno, per quello che appare sempre più evidente, una grande illusione raccontata ai cittadini e, al tempo stesso, una grande occasione per pochi. Una narrazione confezionata con parole altisonanti, quali efficienza, investimenti, rilancio, che però, a ben vedere, rischia di tradursi in un’operazione costruita più a misura di interessi finanziari che del bene collettivo.
Non sfugge come, dietro questa operazione, si intraveda il ruolo preponderante di grandi gruppi bancari e società per azioni, spesso in prossimità politica con l’area del centrosinistra.
Soggetti che, per loro natura, perseguono legittimamente il profitto, ma che difficilmente potranno garantire quella funzione sociale e strategica che oggi gli aeroporti svolgono sotto il controllo pubblico.
Il punto è semplice, e va detto senza giri di parole, per questi gruppo gli aeroporti non sono asset qualsiasi, ma sono infrastrutture essenziali per una regione insulare, strumenti fondamentali per garantire la continuità territoriale, il diritto alla mobilità e lo sviluppo economico e ridurli a meri centri di profitto significa snaturarne la funzione.
Le conseguenze, se questo percorso dovesse concretizzarsi, sono facilmente prevedibili, con un logico aumento dei costi per i cittadini, una riduzione dei servizi meno remunerativi e progressivo abbandono degli scali considerati “minori” ed il caso di Alghero, in questo senso, è emblematico, si ha il rischio di assistere a un ridimensionamento silenzioso ma inesorabile, dettato non da scelte strategiche per il territorio, ma da logiche di bilancio.
Ancora più grave è il possibile arretramento del ruolo della Regione Sardegna, dove con la privatizzazione, verrebbe meno la capacità di indirizzo e controllo su infrastrutture decisive, con una perdita di sovranità economica e strategica che non può essere liquidata con leggerezza.
Altro che modernizzazione, qui si rischia una cessione di potere che lascia ai sardi poche garanzie e molte incognite.
Per queste ragioni, noi come Gruppo Consiliare di Forza Italia esprimiamo una netta contrarietà a questo percorso e chiediamo l’apertura immediata di un confronto, trasparente e approfondito e tutto questo lo chiediamo a voce alta perché il futuro della Sardegna non può essere deciso nelle stanze della finanza.
Gruppo Forza Italia
Consiglio regionale









