La galleria Picass’Art di Marinella Picasso, Via IV Novembre, 17 Nuoro, è custode di una radicata sensibilità verso l’arte moderna e la prestigiosa tradizione locale, significando così un’attenzione per identità e innovazione artistica culturale. Negli anni ha conquistato un ruolo rilevante e proposto le diverse espressioni creative, offrendo uno spazio espositivo con funzione di aggregazione sociale e comunicando arte come fondamentale elemento di comunità e di vita quotidiana.
Anche la mostra di Tomaso Medde, inaugurata il 18 aprile e visitabile fino al 3 maggio 2026, concilia un’esposizione di opere che alimentano la rappresentazione e concettualità di tradizione a quella trasformazione-evoluzione della pittura in modernità.
Medde nel suo percorso dialogico di sintesi espressiva, tra concezione pittorica di tradizione e modernità, ha saputo attingere ai segni di radice-storia e vivificarla nella vigoria intellettuale con un personale uso “psicologico” del colore ed intreccio innovativo del linguaggio interpretativo dell’universo in arte, rispecchiandone la continua e inarrestabile evoluzione sociale ed esistenziale.
L’elaborazione e pratica pittorica, “tra sogno e realtà”, è viaggio nel tempo all’interno della dimensione di tradizione e modernità ed esprime lo sviluppo dell’artista per rivelare emotività e fantasia: la tela diventa ponte di trasferimento dell’intimo sentire e immaginato, dove convivono atmosfere fantastiche e di magico realismo.
L’arte dell’olianese Tomaso Medde è una continua esplorazione del sogno pittorico che si riflette nella realtà. Narrando la sua sintesi creativa di emozioni e pensieri, modella e concretizza in atto creativo le percezioni che l’uomo vive e si porta dentro.
L’opera “Sogno”, rappresentata in una simbolica maschera, rivela e incarna il limitare, e soglia da varcare, per rivivere le emozioni della dimensione fantastica e la conseguente dualità tra realtà e inconscio.
La mostra, concentrata in quaranta opere incorniciate con preziosa raffinatezza da Gianni Falchi, è ricca di elementi dal richiamo classico, di interpretazioni figurative e paesaggistiche suggestive ed originali (Oliena, Alghero, Paese del Goceano, Rocce arcaiche, Antiche civiltà, S’Ardia, Ritorno a Itaca, L’Isola dei cigni, Maternità, etc.). Tutte le opere esposte stimolano emozioni e attenzione ma alcune meritano almeno una evidenziazione, come nel caso dell’oliveto titolato “Getsemani”, perché evoca il luogo sacro evangelico e le piante mute testimoni di sofferenza e solitudine che simboleggiano una fede resiliente; l’artista ha trasformato il soggetto di un oliveto di Oliena in universale paesaggio naturale di sacralità e valore teologico, dove il trascendente messaggio brilla attraverso le pennellate di mistero ammaliante e colori.
Altra opera che caratterizza l’aspetto “teologico” dell’artista è il dipinto che raffigura “La Creazione dell’Universo”, ambientata nello scenario naturalistico di un paesaggio sardo, esaltando così la sacralità ancestrale della Terra di Sardegna e interpretando l’Isola come ideale luogo di origine e identità, plasmato dall’impronta di Dio con la nascita dell’umanità. La potenza iconica dell’immagine richiama alla scena della “Creazione di Adamo”, immortalata d Michelangelo.
Tomaso Medde vive e lavora a Oliena ed è stato forgiato e formato nella fucina artistica dell’Istituto Statale d’Arte nuorese degli anni Settanta/Ottanta e insegnato educazione artistica in diverse scuole della provincia; apprezzato protagonista di mostre personali e rassegne collettive – registra qualificati attestati critici, tra i tanti hanno scritto di lui: Enzo Espa, Nicolò Masia, Sebastiano Putzu, Foiso Fois, Mario Massaiu, Antonio Corriga, Manlio Brigaglia, Alfonso De Roberto, Martino Casalini, Franco Mondello, Marcello Serra.
L’intellettuale e ricercatrice-studiosa di tradizioni popolari olianese Dolores Turchi ha sintetizzato la complessa e complessiva pittorica di Medde, con sensibilità e cura, evidenziando l’abilità di figurativo e compositivo degli “scorci di abitati e chiese di Barbagia, paesaggi dai colori intensi, marine delle coste sarde ove la morbidezza del tessuto cromatico viene intercalata da bianche lumeggiature. Il tutto realizzato con dense masse di colore che giocano nel
ontrasto di chiaroscuri”.
Cristoforo Puddu














