Si può fare tutto: basta volerlo. E aiutare chi da solo non può riuscirci. L’importanza dei legami interpersonali, il rapporto fra l’uomo e la montagna, la tutela della biodiversità ma anche del più debole sono stati temi centrali all’Ulassai Festival, “tre giorni” dedicata alle attività outdoor non competitive a Ulassai. In un contesto paesaggistico che lascia a bocca aperta, quello dei Tacchi d’Ulassai e del mare blu dell’Ogliastra, gli appassionati di sport all’aria aperta si sono ritrovati per una sesta edizione che, come da tradizione, ha saputo alternare avventura, divertimento e riflessione. E anche dal punto di vista numerico l’Ulassai Festival va in archivio con il sorriso: oltre mille iscrizioni ai singoli eventi, circa seicento partecipanti singoli, alberghi e ristoranti pieni fra il 30 maggio e il 1° giugno.
L’Ulassai Festival 2026 è stato promosso e organizzato dall’amministrazione comunale di Ulassai, nell’ambito del progetto “Ulassai: dove la natura incontra l’arte”, finanziato dall’Unione Europea.
Arrampicata, highlining e slacklining, parkour, trekking, MTB ed E-Bike Tour. E poi yoga, pilates e riflessologia plantare, queste tre “baciate” dal tutto esaurito: discipline e pratiche che hanno animato l’area del Borgo dell’arte e l’intero centro di Ulassai, oltre chiaramente alle pareti del territorio. Gli ulassesi hanno accolto con calore, affetto e partecipazione ormai rinomati i partecipanti all’evento, facendoli sentire in famiglia.
Tra gli eventi che hanno esaltato di più gli sportivi accorsi a Ulassai c’è stato la Climbing endurance, la scalata “a punti” dei tiri della zona, premiata da La Sportiva e dagli partner dell’evento, presenti con i loro stand al Borgo dell’Arte. In campo maschile l’hanno spuntata Michele Pusceddu e Andrea Dilauro, alias “A denti stretti” con 747 punti, fra le donne premiate Diana e Sabina Frati (“Le Turbogeme”), nel mix team Santi Garcia e Paula Gil (“India & Company”).
La serata inaugurale dell’evento, sabato 30 maggio, ha visto alternarsi nei racconti di sport e di vita l’azzurra di boulder Giulia Rosa e il climber Andrea Lostia di Santa Sofia ma anche Alessandro Virdis e Carlo Gaspa, creatori di Summiteers Asd, l’associazione nata con l’obiettivo di completare le Seven Summits secondo la lista Messner. „ì«Qui mi sento sempre a casa – spiega Andrea Lostia di Santa Sofia – e devo dire che il festival rappresenta un’occasione per incontrare tanti amici e condividere due parole mentre si va in falesia a scalare. Ma anche per conoscere persone nuove, come Giulia Rosa, con la quale ho condiviso bei momenti su roccia all’insegna di una passione comune». Gli fa eco Giulia Rosa: «È stata la mia prima volta qui, sono stata bene e mi sono divertita. Dall’arrampicata alle altre esperienze, è stato davvero un bel festival in un posto magnifico».
Sul palco si sono susseguite storie di sport e di falesia, di libertà e di tutela della biodiversità delle falesie della Sardegna, come nel focus di Benedetta Gori, anch’ella ospite sul palco nella prima serata. Habitué dell’Ulassai Festival e ulassese d’adozione, il belga Klaas Willems è stato invece la qualificata guida di una sessione di arrampicata mirata al perfezionamento della tecnica.
Aperta dal documentario “Tra natura e quota – Giovanni Storti sopravvive alle Alpi Apuane“, la prima serata è proseguita con la pièce “Pata Pata” di Daniele Podda, con similitudini sui temi dell’inclusione e della disabilità. Un «rompiscatole che ha sempre cose importanti da dire» lo ha definito Davide Camboli, cui anche quest’anno è stata affidata la supervisione degli eventi serali. Poi sono arrivate le note di “Rock in trio”, alias Matteo Cristino, Diego Soddu e William Cuccu, vero e proprio viaggio nel rock dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta.
Ha lasciato a bocca aperta anche lo spettacolo di tessuti aerei “Su filu che abarrada”, a cura di Elisa Marcoli (danzatrice) e Giulia Piga (violinista), ispirato a “Legarsi alla montagna” di Maria Lai, che ha coinvolto anche i bambini di Ulassai. Infine, la proiezione video di “Musoma, the climber dream. Tanzania”, progetto di Climbing for a Reason. «Ritengo che il palco e il festival di Ulassai – spiega Davide Camboli – siano per la gente di Ulassai e della gente di Ulassai. Per questo ho cercato di inserire in scaletta i contributi artistici delle persone che sono di Ulassai e vivono a Ulassai. Persone che conoscono concretamente questa realtà e che era giusto mettere al centro dell’evento.»












