Viaggio tra antiche e moderne favole con le “Storie a Manovella” di e con Caterina “Civi” Civai in cartellone giovedì 18 giugno, alle 17.30, al TsE di Is Mirrionis a Cagliari per un nuovo appuntamento con la rassegna Teatro e Marmellata 2026 organizzata dal Teatro del Segno e dedicata alle bambine e ai bambini e alle famiglie per una deliziosa merenda al gusto della fantasia. Sul palco una moderna cantastorie che gira per il mondo raccontando le sue novelle a suon di musica: ispirandosi alla tradizione del teatro giapponese kamishibai, Caterina Civai narra storie affascinanti, magari ambientate in epoche e luoghi lontani, accompagnandosi con un organetto diatonico per sottolineare i passaggi più importanti e le svolte del destino.
In un teatrino in miniatura scorrono le illustrazioni delle diverse scene, disegnate su dei rulli di carta, così che i piccoli ascoltatori e le piccole ascoltatrici ascoltatrici possano meglio immergersi nelle atmosfere e cogliere i momenti cruciali: tra parole, note e immagini, utilizzando la pantomima e prestando volto e voce ai vari personaggi, l’attrice conduce gli spettatori in luoghi esotici eppure stranamente familiari.
«Le storie sono varie, a seconda delle necessità – spiega Caterina Civai – e spaziano dalla leggerezza all’intensità, dalla spiegazione ironica di certi fenomeni della natura al racconto fantasioso di reali dinamiche sociali.»
Un’antologia di racconti che fanno sorridere e riflettere, tratti dal vasto repertorio della novellistica popolare o (re)inventati, dove l’attualità assume la forma della fiaba mentre una trama fantastica, ambientata in paesi sconosciuti e lontani, permette di affrontare temi delicati e complessi e nodi irrisolti del presente.
«Ci può essere la storia di Giacomino, calzolaio in difficoltà perché ai suoi clienti puzzano i piedi – rivela l’artista – oppure le avventure di un ladro e di una macina magica; o ancora, la visione saggia di un piccolo uccellino; e che dire di cosa accade ad un babbuino prepotente? Ed altre ancora che ci sono o che verranno, ma sempre lo spettacolo finirà con la poesia di un’antica ninna nanna.»





