Carbonia si conferma come hub internazionale per lo sviluppo di tecnologie innovative grazie al completamento del progetto Recover.
Domani, giovedì 18 giugno 2026 alle ore 10.30 presso il Centro Ricerche Sotacarbo nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, si terrà la cerimonia di inaugurazione dei laboratori sperimentali per lo sviluppo delle tecnologie di frontiera dell’idrogeno verde e dei combustibili derivati (e-fuels).
Presentato da Sotacarbo, e finanziato con 12 milioni di euro dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il progetto RECOVER ha rappresentato una delle iniziative più significative nel quadro del bando per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno. Terzo classificato tra le oltre 270 proposte progettuali del bando, è stato l’unico finanziato tra quelli presentati da enti di ricerca o università sarde.
Il progetto ha permesso a Sotacarbo di trasformare l’ex ufficio tecnico della Grande Miniera di Serbariu in un laboratorio avanzato per l’idrogeno verde e i combustibili rinnovabili, rafforzando la capacità scientifica, infrastrutturale e tecnologica, e il ruolo del Centro Ricerche come polo di innovazione energetica di eccellenza mondiale. Il progetto RECOVER si è concluso a giugno 2026 con il completamento del recupero della struttura e con l’installazione e il collaudo degli impianti da banco e delle apparecchiature sperimentali.
«L’obiettivo del nostro progetto – spiega l’amministratore unico della Sotacarbo Mario Porcu – era la realizzazione di un laboratorio avanzato di valenza internazionale per lo sviluppo di tecnologie innovative nel campo dell’idrogeno verde e degli e-fuels. Il nuovo complesso integra l’attuale Centro Ricerche Sotacarbo, facendone una piattaforma unica per la ricerca integrata sui sistemi energetici sostenibili, con la possibilità di passare dalla sintesi dei materiali alle dimostrazioni sugli impianti pilota per la produzione di energia pulita.»
I 22 ettari in cui si sviluppa la Grande Miniera di Serbariu hanno rappresentato negli anni Trenta il nucleo su cui venne poi fondata la città di Carbonia. Negli anni in cui l’Italia entrava in guerra, la miniera di Serbariu subì un ammodernamento che le avrebbe consentito in pochi anni di portare i livelli di produzione a ben quattro milioni di tonnellate. La crescita produttiva della miniera proseguì in maniera esponenziale: nel giro di sei anni, dal 1940 al 1946, i lavoratori impiegati passarono dalle 3.000 alle 11.000 unità. Ma quello che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento per la ricostruzione nel Secondo dopoguerra, vide iniziare la sua fine. La nascita del polo industriale di Portovesme alla fine degli anni Cinquanta, unita all’incapacità di mantenere a livelli competitivi il prezzo di produzione del carbone Sulcis, portò nel 1971 alla chiusura della miniera.
Il progetto ha previsto la realizzazione di cinque laboratori principali: il laboratorio “idrogeno ed e-fuels”, il laboratorio “Bio-H2”, il laboratorio di “accumulo termico”, il laboratorio “materiali” e il laboratorio di “chimica generale”. A queste infrastrutture si aggiunge un sistema integrato costituito da elettrolizzatore PEM, impianto fotovoltaico, sistema di stoccaggio di idrogeno e cella a combustibile PEM per la riconversione in energia elettrica.
Lo stabile recuperato va ad implementare l’attuale Centro Ricerche Sotacarbo presso la Grande Miniera di Serbariu e si propone come esempio concreto di come un sito simbolo della storia industriale del Sulcis possa trasformarsi in infrastruttura abilitante per innovazione, ricerca applicata e sostenibilità ambientale.











