Nel corso della riunione di aggiornamento aziendale del 15 giugno, la Direzione dell’ARNAS G. Brotzu ha illustrato una strategia di sviluppo ambiziosa, fondata su oltre 330 nuove assunzioni, investimenti per oltre 190 milioni di euro, innovazione tecnologica, sviluppo della ricerca e percorso verso il riconoscimento come IRCCS. Si tratta di obiettivi che CIMO Sardegna considera condivisibili e coerenti con la vocazione storica del Brotzu quale principale ospedale di alta specializzazione della Sardegna. Proprio per questo motivo emerge con forza una contraddizione che non può essere ignorata.
«Da una parte la Regione e l’Azienda affermano di voler rafforzare il ruolo del Brotzu come hub regionale delle alte specialità, centro di riferimento per le reti cliniche più complesse, polo della ricerca e dell’innovazione sanitaria; dall’altra le linee guida regionali per gli atti aziendali e gli stessi sistemi di valutazione delle aziende sembrano muoversi secondo una logica di uniformazione che finisce per assimilare il Brotzu alle altre realtà del sistema sanitario regionale – si legge in una nota di CIMO Sardegna, il sindacato dei medici -. Un esempio evidente è rappresentato dal richiamo, contenuto nelle linee guida regionali, al rapporto tra strutture semplici e strutture complesse pari a circa 1,31/1,33. È opportuno ricordare che tale parametro non deriva da una norma di legge né da un decreto ministeriale, ma da una circolare del Ministero della Salute avente carattere esclusivamente tecnico e orientativo. Non si tratta quindi di un vincolo normativo cogente, ma di un semplice riferimento organizzativo che dovrebbe essere adattato alla complessità delle singole aziende. Lo stesso DM 70/2015, principale riferimento nazionale per la programmazione ospedaliera, non prevede alcun rapporto obbligatorio tra strutture semplici e strutture complesse.»
Risulta quindi difficile comprendere perché un parametro orientativo pensato come indicazione generale debba essere applicato rigidamente proprio all’azienda che la stessa Regione individua come vertice della rete ospedaliera sarda – aggiunge CIMO Sardegna -. La contraddizione non riguarda soltanto gli assetti organizzativi. Anche il sistema degli obiettivi assegnati alle aziende sanitarie regionali tende spesso a uniformare realtà profondamente diverse tra loro. Il Brotzu viene valutato attraverso indicatori in larga parte analoghi a quelli attribuiti alle aziende territoriali o agli ospedali generalisti, mentre dovrebbe essere misurato anche sulla capacità di produrre alta specializzazione, attrarre mobilità attiva, sviluppare ricerca, innovazione tecnologica e percorsi clinici di riferimento regionale e nazionale.»
«Non si può chiedere al Brotzu di diventare un IRCCS e contemporaneamente governarlo come un ospedale generalista. Non si può investire in ricerca, tecnologie avanzate, nuove strutture e alte specialità e, nello stesso tempo, comprimere gli strumenti organizzativi necessari per sostenere tali funzioni – conclude CIMO Sardegna -. La Regione è chiamata a compiere una scelta chiara. Se il Brotzu deve essere il motore dell’innovazione sanitaria sarda, allora occorre costruire atti aziendali, modelli organizzativi, criteri di valutazione e sistemi di finanziamento coerenti con questa missione. Diversamente, il rischio è quello di assistere a una progressiva normalizzazione dell’ARNAS, in contrasto con gli stessi obiettivi strategici che l’Azienda e la Regione dichiarano di voler perseguire.»









