Lo ha detto la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, in seguito all’arrivo dei primi detenuti sottoposti al regime del 41-bis nella Casa circondariale di Uta.
«Il 4 agosto gli ho scritto ancora formalmente. Ho chiesto gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. La Regione aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio«, ha spiegato Alessandra Todde.
Alla richiesta formale della Presidente non è seguito alcun riscontro da parte delministero della Giustizia.
«Nessuna risposta. Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia.»
La Presidente richiama quindi le condizioni in cui versa il sistema penitenziario sardo, a partire dalla situazione degli istituti destinati ad accogliere i detenuti sottoposti al regime speciale.
«Uta è già oltre la propria capienza – ha sottolineato la presidente della Regione -. Bancali vive una situazione analoga e il sistema deve fare i conti con carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione. A questa situazione il Governo aggiunge una significativa concentrazione di detenuti al 41-bis, senza spiegare alla Regione con quali criteri abbia assunto la decisione e con quali misure intenda sostenerne le conseguenze. Il Governo parla di sicurezza come priorità e lascia la Sardegna senza risposte su un’emergenza carceraria ormai non più rinviabile.»
Per la presidente della Regione, la questione riguarda anche il rapporto istituzionale tra lo Stato e la Regione e il riconoscimento delle specificità della condizione insulare.
«Questo è il fatto politicamente più grave. Si pretende che la Sardegna si faccia carico degli effetti di una scelta dello Stato mentre alla sua massima istituzione viene negata persino una risposta formale. Abbiamo combattuto perché l’insularità fosse riconosciuta in Costituzione. È inaccettabile che oggi proprio il fatto di essere un’isola diventi uno svantaggio da far pagare alla Sardegna.»
La presidente della Regione precisa quindi che la posizione della Regione non mette in discussione il regime speciale come strumento di contrasto alla criminalità organizzata, ma la decisione assunta dal Governo sulla Sardegna e le modalità con cui è stata portata avanti.
«Sia chiaro. Il 41-bis è uno strumento fondamentale contro la criminalità organizzata. Qui contestiamo una precisa decisione del Governo e il modo con cui è stata imposta alla Sardegna in quanto isola. Il ministro della Giustizia aveva il dovere istituzionale di spiegare perché sia stata scelta proprio la nostra Isola e come intenda garantire personale, sicurezza e assistenza sanitaria adeguati. Ha scelto il silenzio. Oggi arrivano i detenuti. Questa è la risposta che Nordio ha dato alla Sardegna. Di questa scelta e delle sue conseguenze il Governo dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità. Noi difenderemo i diritti della nostra isola a non essere discriminata», ha concluso la presidente della Regione.










