La drammatica scomparsa della guardia giurata di 47 anni di Olmedo deceduta a causa di un infarto durante il giro di controllo presso la diga del Cuga, riporta tragicamente al centro del dibattito la sicurezza dei lavoratori impiegati in contesti e impianti isolati.
Come organizzazione sindacale, la Femca Cisl Sardegna ha più volte segnalato le criticità legate alla conduzione degli impianti di potabilizzazione e depurazione da parte di un singolo operatore. In queste realtà, infatti, l’attività lavorativa non si limita al mero controllo visivo, ma comporta talvolta mansioni operative complesse e spesso gravose.
Nonostante la presenza di dotazioni tecnologiche avanzate, come i dispositivi man-down (progettati per segnalare l’uomo a terra), la conformazione logistica e la dislocazione geografica degli impianti rendono estremamente difficile – se non impossibile – garantire un tempestivo ed efficace intervento di soccorso nei momenti di emergenza. È motivo di profondo rammarico constatare come si ritorni a porre l’attenzione su questi temi quasi esclusivamente all’indomani di simili vicende dolorose.
«Non possiamo rassegnarci a far sì che la sicurezza sul lavoro diventi oggetto di dibattito soltanto di fronte a una vita spezzata – dichiara la segreteria della Femca Cisl Sardegna -. I dispositivi di protezione tecnologici sono strumenti utili, ma non possono sostituire la presenza umana né superare i limiti imposti dall’isolamento logistico. Ribadiamo con forza un’attenzione e una sensibilità maggiore da parte delle aziende del settore per superare la prassi del lavoro in solitudine negli impianti complessi e garantire presidi operativi capaci di tutelare davvero la vita e la salute di chi lavora.»









