Sanità, insularità, energia, emergenza plastica e valorizzazione della civiltà nuragica. Sono stati questi i principali temi affrontati nella seduta del Coordinamento regionale dei Riformatori sardi, svoltasi ieri a Oristano, all’Hospitalis Sancti Antoni. Alla riunione hanno partecipato il segretario regionale Aldo Salaris, la presidente Gabriella Mameli, il capogruppo Umberto Ticca e gli amministratori locali del partito. Assente giustificato Giuseppe Fasolino. Le conclusioni sono state affidate a Massimo Fantola, fondatore dei Riformatori.
Ampio spazio è stato dedicato al lavoro della Consulta Sanità dei Riformatori sardi, avviato oltre un anno fa con il coinvolgimento di medici, infermieri e professionisti del settore. Il partito ha presentato dieci interrogazioni alla Giunta regionale per ottenere dati certi sullo stato della sanità sarda e verificare l’avanzamento degli interventi programmati. Al centro delle preoccupazioni anche il futuro dei nuovi ospedali, a partire da Sassari. «Per realizzare un ospedale servono tempi lunghi e dobbiamo chiederci oggi quali strutture avremo tra quarant’anni. È il momento di programmare la sanità dei prossimi cinquant’anni, non di inseguire le emergenze», è la posizione dei Riformatori sardi, che contestano la gestione della Giunta Todde e chiedono una strategia organica per il futuro del sistema sanitario.
Sul fronte energetico, i Riformatori sardi ritengono necessario approfondire anche l’opzione nucleare, pulito e di ultima generazione, alla luce del dibattito nazionale e delle difficoltà che accompagnano la programmazione degli impianti eolici e fotovoltaici in Sardegna. «Non siamo il partito del no, abbiamo il dovere di valutare ogni opportunità, studiandone costi, sicurezza e ricadute sull’autonomia energetica dell’Isola». E’ stata affrontata anche l’emergenza dei rifiuti plastici, il partito rilancia la necessità di valutare tecnologie come la pirolisi e una filiera industriale per il trattamento dei rifiuti in Sardegna, con l’obiettivo di ridurre i costi per i Comuni e creare nuove opportunità di sviluppo.











