Quanto sarà realmente più sicura Bosa dopo la realizzazione delle opere di difesa idraulica sul Temo? E quali conseguenze potranno avere i nuovi interventi sul comportamento delle acque, sul centro abitato e sul porto fluviale?
Sono alcune delle domande al centro dell’assemblea pubblica promossa dal Comitato “Non Ti Temo”, in programma sabato 17 ottobre alle ore 17.30, nella Sala dell’Unione dei Comuni della Planargia, in via Azuni 1, a Bosa.
Il Comitato, presieduto da Manfredo Atzeni, già presidente del TAR Toscana e Consigliere di Stato, presenterà alla cittadinanza il lavoro di approfondimento condotto in oltre due anni attraverso l’esame degli atti amministrativi, delle progettazioni e delle valutazioni tecniche, con il contributo specialistico del geologo Giovanni Tilocca e della consigliera Cristiana Cacciapaglia.
Il punto centrale riguarda la sicurezza complessiva del sistema che si sta realizzando.
Il progetto delle difese idrauliche nasce, infatti, da un’impostazione risalente a quasi vent’anni fa, nella quale muri e argini lungo il Temo rappresentavano soltanto una componente di un sistema più ampio: la diga di Monte Crispu, le opere destinate a ridurre le portate in ingresso alla città, la sistemazione dei rii minori, il drenaggio urbano e la manutenzione dell’alveo.
Nel tempo, però, queste componenti hanno seguito percorsi progettuali, finanziari e amministrativi differenti. Alcune sono state modificate, altre rinviate o non portate avanti, mentre procedono le opere di confinamento del fiume.
La domanda che il Comitato pone alle istituzioni è se il sistema oggi concretamente realizzabile sia ancora quello originariamente studiato, valutato e autorizzato e quale livello di protezione possa effettivamente garantire.
Dall’esame della documentazione emergono, secondo il Comitato, questioni che richiedono risposte puntuali: il livello di mitigazione del rischio conseguibile nelle condizioni attuali, il ruolo della diga di Monte Crispu, lo smaltimento delle acque provenienti dai versanti e dalla rete urbana, le modifiche progettuali intervenute durante i lavori e le possibili conseguenze della progressiva sottrazione al fiume dei suoi naturali spazi di espansione.
Particolare attenzione sarà dedicata al tratto a monte del Ponte Vecchio, dove è prevista la realizzazione di un muro in calcestruzzo armato alto quasi quattro metri rispetto al livello del fiume, e alle possibili ripercussioni del maggiore confinamento delle acque sul tratto urbano e portuale a valle.








