In queste ultime settimane sta tornando d’attualità il tema legato alla vertenza latte. A questo proposito abbiamo intervistato Gianuario Falchi, uno dei leader dei pastori sardi, al quale abbiamo chiesto di fare il punto della situazione.
Lei può essere giustamente considerato uno dei leader dei pastori sardi. Da cosa nasce l’iniziativa di portare avanti le istanze dei suoi colleghi?
«Il tutto nasce dal bisogno di salvare il proprio lavoro perché si sta creando una situazione come quella del 2019, uguale se non peggio. A differenza di allora, oggi abbiamo molti più problemi causati dai rincari: basta guardare la differenza di prezzo tra il latte, il gasolio, i concimi i sementi e mangimi.»
Il prezzo del latte: secondo lei è equo o no?
«Non è assolutamente equo. Si parlava anche di abbassarlo. Non si può lavorare con 1,40 euro al litro. Noi abbiamo chiesto che, quest’anno non si parta sotto l’1,50 euro. Per fare debito non conviene neanche mungere. Siccome noi produciamo latte, non formaggio, chi ha sbagliato è, a nostro modo di vedere, chi lo vende. Non mi sembra giusto che siamo noi pastori a pagare le conseguenze dei loro sbagli: la differenza ce la dobbiamo sempre dividere, non pagarla sempre noi che produciamo il latte.»
Cosa chiedete ai trasformatori e alla Regione?
«A loro chiediamo regole che impediscano, ogni pochi anni, di finire sempre con questa storia di esuberi e che il prezzo scende perché abbiamo prodotto troppo. C’è un Consorzio che deve gestire e monitorare tutto, oltre che fare un piano per non produrre più del dovuto e diversificare. Noi non stiamo andando a chiedere soldi: noi siamo produttori di latte. Il problema è di chi deve produrre il formaggio. Noi abbiamo fatto un tavolo, a Tramatza, con i trasformatori. Abbiamo discusso e ci hanno chiesto di fare un sacrificio e produrre il 5% in meno di latte, mentre loro stanno importanti dieci milioni litri di latte ovino da fuori, e in più stanno entrando questi trenta milioni di litri di latte vaccino che non si sa dove vadano a finire. Dal 2019 a oggi mancano un milione di pecore e, nonostante ciò, aumenta la produzione di latte. I numeri non tornano. Alla Regione chiediamo di monitorare, se hanno dei soldi pubblici, che questi servano a pagare il prodotto finale, è inutile che diano i soldi ai trasformatori se il prezzo del latte rimane invariato. Il latte deve essere pagato il giusto.»
Antonio Caria









