Ricostruire i legami sociali, superare le contrapposizioni e riscoprire nell’incontro con Cristo il fondamento della vita ecclesiale. Sono i temi che hanno attraversato gli interventi dell’arcivescovo di Cagliari, Monsignor Giuseppe Baturi, in occasione della solennità di san Saturnino, patrono della città, celebrata ieri e oggi (29 e 30 ottobre) nella Basilica a lui dedicata, e dell’apertura dell’anno pastorale 2026-2027, svoltasi oggi (30 ottobre) nella Cattedrale.
Due appuntamenti distinti, ma accomunati da una riflessione sulla responsabilità della Chiesa e della comunità civile di fronte alle trasformazioni sociali, alla frammentazione delle relazioni e alle domande di senso che attraversano la società contemporanea.
Il messaggio alla città: ricostruire i legami e superare le divisioni
Nel tradizionale messaggio rivolto alla città in occasione della festa patronale, Baturi ha posto al centro la necessità di ricostruire i legami prima ancora delle strutture materiali, richiamando l’urgenza di ritrovare il senso dell’appartenenza, della partecipazione e della responsabilità condivisa. Attraverso il riferimento biblico a Babele e Gerusalemme, l’Arcivescovo ha indicato due modi contrapposti di vivere la dimensione comunitaria: da una parte la frammentazione, l’incomprensione e la difficoltà di riconoscersi reciprocamente; dall’altra la possibilità di costruire una convivenza nella quale le differenze non diventino motivo di separazione, ma occasione di incontro.
Particolare attenzione è stata riservata al progressivo irrigidimento del confronto pubblico, spesso caratterizzato da contrapposizioni che rendono difficile il dialogo. Richiamando una riflessione del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Baturi ha evocato il rischio di vivere all’interno di «bolle parallele che non comunicano tra loro», nelle quali ciascuno finisce per confrontarsi soltanto con chi condivide le proprie convinzioni. «Dobbiamo aprire queste bolle e liberare chi vi è rinchiuso». Un invito a recuperare la disponibilità all’ascolto e al confronto, senza rinunciare alle proprie idee, ma evitando di trasformare le differenze in contrapposizioni insanabili.
Una dinamica che l’Arcivescovo ha richiamato anche a proposito delle recenti manifestazioni di giovani e giovanissimi, sottolineando l’importanza di una responsabilità educativa capace di accompagnare le nuove generazioni nella costruzione di un confronto autentico. Il messaggio ha inoltre posto l’accento sul significato della cittadinanza, richiamando, anche attraverso il pensiero di san Tommaso d’Aquino, la necessità di trasformare l’abitante in cittadino. La città, in questa prospettiva, non è soltanto uno spazio fisico o amministrativo, ma una comunità di persone chiamate a riconoscere una responsabilità condivisa nella costruzione del bene comune.
L’apertura dell’anno pastorale: riportare Cristo al centro
Oggi (30 ottobre) nella Cattedrale, l’apertura dell’anno pastorale 2026-2027 ha sviluppato queste sollecitazioni nella prospettiva della missione ecclesiale.
«Radicati e costruiti in Cristo» è il tema che accompagnerà il cammino delle comunità diocesane, in sintonia con gli orientamenti della Conferenza episcopale italiana per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia.
«Il motivo fondamentale per cui siamo qui non è ascoltare indicazioni, ma è accogliere Cristo, perché altrimenti non c’è la Chiesa», ha affermato Giuseppe Baturi, mettendo in guardia dal rischio di identificare la vita ecclesiale con la sola organizzazione delle attività o con la conservazione delle strutture. «La Chiesa sorge quando una comunità di uomini guarda Cristo con fede», ha ricordato l’arcivescovo, indicando nell’incontro personale e comunitario con il Risorto il punto di partenza di ogni autentico rinnovamento pastorale.
Quattro le priorità richiamate: rimettere al centro il dono della fede, rafforzare la vita comunitaria, promuovere una corresponsabilità differenziata e verificare l’adeguatezza delle strutture ecclesiali. A introdurre la riflessione era stato il gesuita padre Piergiacomo Zanetti, che, attraverso la lettura della Lettera ai Colossesi, aveva richiamato la centralità dell’incontro con Cristo e il valore dell’amore come fondamento della comunione ecclesiale.
Le sfide sociali e la responsabilità verso le nuove generazioni
Nel suo intervento, Baturi ha richiamato anche alcune criticità che attraversano la società sarda: la denatalità, il disagio sociale, la sofferenza dei giovani e il drammatico fenomeno dei suicidi. Segnali di trasformazioni profonde che, secondo l’arcivescovo, interrogano anche la capacità della comunità cristiana di accompagnare le persone nei passaggi fondamentali dell’esistenza.
«Si tratta di tornare a connettere la vita e il Vangelo», ha sottolineato, richiamando la necessità che la fede possa illuminare concretamente gli affetti, il lavoro, l’educazione dei figli, le relazioni e l’impegno sociale. Una sfida che non può essere affrontata soltanto attraverso nuovi programmi pastorali, ma richiede comunità capaci di ascolto, accoglienza e testimonianza.
«Siamo circondati da persone che cercano Dio e che cercano testimoni per parlare loro di Dio», ha osservato Giuseppe Baturi, richiamando l’esperienza di quanti, anche lontano dai percorsi ecclesiali tradizionali, manifestano un rinnovato desiderio di spiritualità.
Un unico richiamo alla responsabilità e alla comunione
A collegare i due interventi è il richiamo alla centralità delle relazioni. Nel messaggio alla città, l’invito a superare le contrapposizioni e a ricostruire il tessuto sociale; nell’apertura dell’anno pastorale, la sollecitazione a rinnovare la comunione ecclesiale a partire dall’incontro con Cristo.
Due prospettive complementari che richiamano la responsabilità dei cristiani nella vita della società, nella costruzione del bene comune e nell’accompagnamento delle nuove generazioni. Il cammino della Chiesa di Cagliari per il 2026-2027 si apre così nel segno di una duplice attenzione: rafforzare la vita delle comunità ecclesiali e contribuire alla costruzione di una città più capace di dialogo, solidarietà e partecipazione. Un impegno che, come emerge dalle parole dell’Arcivescovo, chiede di non limitarsi alla conservazione dell’esistente, ma di riscoprire la forza generativa della fede e la responsabilità di ciascuno nella costruzione di relazioni autentiche e di una convivenza più umana.








