La sede della Prefettura di Sassari, in presenza del prefetto Carla Di Quattro, il presidente dell’Unione del Coros Enrico Lobino.ha ricevi il decreto di concessione dello stemma e del gonfalone, con la contestuale modifica dell’articolo 2 dello Statuto di autonomia per adeguarlo alle norme araldiche.
«Siamo la prima Unione in Sardegna che si dota di uno stemma – spiega Enrico Lobino -. Non rappresenta solamente l’identità del nostro ente ma richiama la storia, le origini,e le peculiarità di un territorio che da tempo lavora per unire le forze e creare sinergia territoriale. Lo stemma e il gonfalone rappresentano i simboli formali della nostra governance e della nostra storia istituzionale, un riconoscimento che onora il territorio e che accompagnerà da oggi in poi ogni atto ufficiale della nostra amministrazione.»
«Dotare l’Unione dei Comuni di un’arma araldica – sottolinea il vicepresidente dell’Unione Matteo Dettori – significa dare una rappresentazione visibile alla storia e all’identità del nostro territorio, riconoscendo le radici che legano le comunità che ne fanno parte. La nostra Unione riunisce territori appartenuti alle antiche curatorie di Coros, Figulinas e Ulumetu, nel Giudicato di Torres. Pur conservando le proprie peculiarità, questi territori condividono un’eredità storica e una vocazione agricola che, nel corso dei secoli, ha contribuito a plasmarne il paesaggio, l’economia e la vita quotidiana. Da queste due direttrici, la memoria storica e il legame con la terra, nascono gli elementi scelti per lo stemma. La torre richiama simbolicamente l’antico Giudicato di Torres, mentre la spiga di grano sardo rappresenta la tradizione agricola e la fertilità del territorio. A completare la composizione, i dodici bisanti rossi rappresentano i dodici Comuni dell’Unione: comunità distinte, ciascuna con la propria storia, che si riconoscono in un percorso condiviso. L’arma araldica diventa così una sintesi della nostra identità territoriale e del significato stesso. dell’Unione. Presentarla oggi significa rendere riconoscibile questo legame e consegnarlo, attraverso un simbolo comune, alle generazioni che verranno.»
Antonio Caria









