A due mesi della definizione, a Bruxelles, dell’accordo sui regolamenti per la riforma PAC 2023-2027, che saranno definitivamente approvati in autunno, Cia Sardegna sollecita l’apertura delle consultazioni pubbliche necessarie per la redazione del relativo Piano Strategico Regionale, documento indispensabile per il corretto prosieguo dell’iter di approvazione della riforma e affinché nella stesura definitiva non siano ignorati i problemi dell’agricoltura sarda.
Come noto, nel giugno scorso, a Bruxelles, si è definito l’accordo sui regolamenti per la riforma PAC 2023-2027, che saranno definitivamente approvati in autunno. L’Italia, unitamente agli altri Paesi membri, dovrà presentare il Piano Strategico Nazionale, che dovrà tener conto dei Piani Strategici Regionali.
La norma procedurale per la costruzione del Piano Strategico Regionale, prevede la consultazione pubblica del settore primario (organizzazioni professionali agricole, della cooperazione e della trasformazione ecc), la consultazione tecnica e, infine, una sessione conclusiva per la gestione della discussione finale. A tutt’oggi, in Sardegna non è stata avviata alcuna procedura e non si ha conoscenza dei modi e tempi di consultazione.
A questo punto, visti anche i tempi dettati dagli adempimenti, si pone con forza la necessità di avviare il confronto con tutti i soggetti interessati, che porti alla presentazione di un Piano Strategico Regionale forte e condiviso. Il Piano Strategico costituisce un’opportunità irripetibile, che non può essere disatteso o mancato e che, alla luce dei problemi atavici e mai risolti dell’agricoltura sarda, impone un ampio lavoro di preparazione che affronti in termini adeguati l’esigenza di consolidare e rilanciare lo sviluppo dell’agricoltura, in quanto tessuto connettivo dell’economia dell’isola.
In particolare la Cia Sardegna ritiene, tra le altre questioni, che nella Riforma PAC 2023-2027 si debba superare la disparità di trattamento determinata dal valore storico dei titoli, a discapito degli agricoltori sardi rispetto a quelli del resto del continente. Il valore storico dei titoli a livello nazionale, in media superiori rispetto a quelli sardi, va ricondotto a una convergenza media uniforme per tutto il territorio nazionale, eliminando iniquità e disparità di trattamento, oggi più che mai ingiustificabili e anacronistiche.
Il Piano Strategico Regionale deve affrontare la necessità di promuovere e valorizzare la ricerca, finanziando il trasferimento alle imprese agricole delle conoscenze, delle innovazioni di settore e facilitando la digitalizzazione applicata.
Va posto il problema di valorizzare e premiare l’impegno degli imprenditori che adottano politiche agricole volte a contrastare i cambiamenti climatici, a tutelare l’ambiente e la biodiversità, al fine di perseguire uno sviluppo sostenibile.
Vanno individuate misure e strategie al fine di un riequilibrio della distribuzione della redditività nelle diverse fasi in cui si articola la filiera agro-alimentare, superando il peso preponderante della trasformazione e della commercializzazione esercitato a scapito della componente agricola primaria. A tal fine, va favorita l’aggregazione e la cooperazione tra le imprese agricole.
Non è più rinviabile l’esigenza di avviare, nella Regione Sardegna, un percorso di riordino, modifica e riforma di tutta la strumentazione attraverso la quale si gestisce in Sardegna l’attuazione di tutti gli interventi che, in modo diretto o indiretto, si avvalgono dei sostegni derivanti dalla PAC, a cominciare dalle azioni e funzioni esercitate dell’Organismo Pagatore Regionale.


















