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Home Attualità

Alghero, oh cara! – di Efisio Planetta

27 Settembre 2021
in Attualità
Reading Time: 5 mins read
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Alghero. Il Comune: «Preparare il terreno per il prossimo appalto per la raccolta dei rifiuti delle utenze commerciali»

Alghero è da qualche settimana al centro della nostra attenzione politica. Un caso? Per nulla! La presenza del Capo dello Stato in agosto sembrava un preludio. Ci sentiamo onorati della visita di un Uomo rigoroso e ligio alle Istituzioni che conferma una certa attenzione al popolo sardo, e questo fa sì che gli si debba un tributo di stima personale. Segue il convegno di studio sul “Lessico, la politica e l’Europa contemporanea” organizzato da Michele Pinna all’inizio di settembre, quasi a sancire il significato del filo rosso che lega la Città a Ventotene dove fu concepito il Manifesto dell’Europa Federalista di Spinelli e Rossi, e adesso per ultimo l’affaire Carles Puigdemont. 

Cosa lega questi fatti apparentemente distanti tra loro? Sono slegati o li unisce un altro filo sottile ed invisibile? Chi è il convitato di pietra che soggiace a questi eventi? 

Il convitato di pietra, invisibile ma evidente ai veri addetti politici è l’Europa e i punti successivi, analitici, non fondati sull’onda emozionale, lo dimostrano. 

1) Terra di Sardegna e Terra Catalana sono legate da indissolubili legami di etnia, lingua, credenze e cultura univoche. Entrambe, sono protette dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazio­nali adottata nel 1995, il primo trattato multilaterale giuridica­mente vincolante, dedicato alla protezione dei diritti delle minoranze nazionali, che le traduce in un concetto molto più esteso di quanto lo fosse all’inizio. La Convenzione prelude alla Dichiarazione Universale dei diritti linguistici nell’ambito della Conferenza mondiale dei diritti linguistici, approvata, guarda caso, a Barcello­na il 6 giugno 1996. 

2) Esistono in Europa una miriade di minoranze linguistiche, etniche e culturali (inclusive della diversità di credo religioso), tutelate anche in virtù della Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto, detta Commissione di Venezia, presieduta dall’italiano prof. Capotorti. Tuttavia il concetto di Minoranza oggi si va estendendo, fino a includere ben altri diritti, quelli sacrosanti a professare credo, lingua o cultura minoritarie. Si tratta del Diritto all’Autogoverno, sentimento che ha ottima presa in Catalogna, in Irlanda del Nord, in Scozia, in Ucraina. 

3) Lo testimonia la pressante richiesta di ben 24 Regioni Europee, tra cui solo due italiane, Emilia-Romagna e Lazio) che richiedono per iscritto un percorso collaborativo in una lettera inviata ai maggiori leader europei. Il core di questa lettera è riassunto in queste righe…«Le competenze regionali devono includere a tutela della salute e dell’assistenza, della cultura e della formazione, della politica industriale, del controllo del clima e dell’energia, del trasporto e della mobilità, dell’agricoltura e della digitalizzazione, in un contest europeo regionale». La lettera, inviata agli organi esecutivi europei, Commissione e Parlamento, dopo l’esplosione della pandemia ( 2020), è un preciso segnale di richiesta pressante di maggiore inclusione nelle scelte politiche e di condivisione. 

4) Se andiamo ad esaminare il TUE, Testo di Funzionamento dell’Unione Europea, assimilabile, ma non lo è, ad una Costituzione Europea, cosa troviamo? L’art. 2 obbliga la Commissione, quale titolare del potere di iniziativa legislativa, di effettuare «ampie consultazioni» prima di proporre un atto legislativo e quindi, di avviare il relativo iter di approvazione. Tali consultazioni, nell’ottica delle garanzie di prossimità decisionale, devono tener conto «della dimensione regionale e locale delle azioni previste». Rispetto alle risoluzioni, legislative del Parlamento Europeo e per le posizioni del Consiglio, la verifica di ogni direttiva deve dipendere da «verificare l’impatto finanziario e le conseguenze, quando si tratta di una direttiva, sulla regolamentazione che sarà attuata dagli Stati membri, ivi compresa, la legislazione regionale». 

L’art. 4 è ancora più esplicito al paragrafo 2, «L’Unione rispetta l’uguaglianza degli Stati membri davanti ai trattati e la loro identità nazionale insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali». 

Così i vertici europei si sono accorti che esistono le regioni ed hanno istituito l’apposito Comitato. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) è un organo consultivo dell’UE composto da rappresentanti eletti a livello locale e regionale provenienti da tutti i 27 Stati membri. Attraverso il CdR essi possono scambiarsi pareri sulle norme dell’UE che incidono direttamente sulle regioni e sulle città. 

Il CdR offre alle città e alle regioni la possibilità di esprimere formalmente la loro opinione nel processo legislativo dell’Unione europea per assicurare che la posizione e le esigenze degli enti regionali e locali siano rispettate. Ecco da dove deriva l’appello delle Regioni sui temi relativi alla sanità, l’istruzione, l’occupazione, la politica sociale, la coesione economica e sociale, i trasporti, l’energia e i cambiamenti climatici. 

5) La Carta TUE, che nasce dal Trattato di Lisbona, pubblicata sulla G.U. Europea nel 2012 parla chiaro. Le Regioni devono avere competenza e rango consultivo.  

Va detto che il TUE non ha ancora la dignità della Costituzione Europea, è una fonte derivata delle Costituzioni dei Paesi membri, ma sembra avere il destino di molti articoli della Costituzione Italiana, non ancora attuati, o attuati in ritardo come l’Ordinamento Regionale (art. 112), scritto nella sua forma iniziale nel 1948 messo in pratica solo nel 1970. 

6) Come afferma il prof. Luigi Ferrajoli, la necessità di un’Assemblea Costituente Europea non è più rimandabile. In quel caso, quando il Parlamento Europeo si riunirà in sede costituente, le Regioni non potranno non avere rango politico e di rappresentatività. 

7) Ecco che il caso Puigdemont sembra paradossale e al contempo emblematico. Il capo della terra catalana che ha instaurato una sorta di Multiculturalismo semi-paritetico con la Spagna, il capo della corrente indipendentista catalana, viene arrestato come un malfattore, a dispetto della sua immunità parlamentare europea, nel segno dell’ultimo guizzo di repressione del moto indipendentista che è proprio il preludio alla affermazione dei suoi principi.  

8) La presenza di un Capo di Stato, alla cui Persona va il nostro deferente saluto, sembra però politicamente la riaffermazione, surrettizia ma elegante, del principio di sovranità nazionale che tuttavia, come ben sa il Capo dello Stato, è in forte declino e tende a dissolversi come concetto giuridico di fronte alla sempre crescente tutela delle minoranze comunitarie che ormai in Europa sono la maggioranza politica e di cui la Sardegna, come la terra catalana, è in primissima fila mediterranea. 
Efisio Planetta

 

Tags: Carles PuigdemontEfisio PlanettaLuigi FerrajoliMichele Pinna
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