«Lo Stato non può ricordarsi della Sardegna soltanto quando c’è da risolvere un problema scaricandole addosso un onere senza valutarne le conseguenze. Chi governa a Roma ha la responsabilità di praticare il confronto e costruire soluzioni condivise senza mortificare le istanze delle Regioni, altrimenti si rischia di compromettere il principio di leale collaborazione tra istituzioni e la stessa coesione del Paese.»
Lo hanno detto i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Fausto Durante, Pier Luigi Ledda e Fulvia Murru.
«Il nostro territorio ha già potuto sperimentare cosa significhi la presenza nel carcere di Bancali di detenuti in regime di 41 bis – ha aggiunto il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia -, la penetrazione di forme esogene di criminalità organizzata nel tessuto economico locale sono una conseguenza deleteria sotto ogni punto di vista – sia sul piano socioculturale che dal punto di vista economico, produttivo e occupazionale – di una scelta tanto scellerata quanto anacronistica e ingenerosa verso la nostra storia e la nostra identità. Ecco perché il piano del governo per trasformare la Sardegna in una Caienna per mafiosi ci vede fortemente ostili ed ecco perché diciamo sì alla mobilitazione promossa dalla presidente della Regione, Alessandra Todde.»
Antonio Caria



















