Nel mondo dell’Ippica sarda sta crescendo la preoccupazione in vista dell’imminente adozione del nuovo decreto nazionale, adottato l’8 gennaio.
Da quella data l’impiego di cavalli di razza purosangue inglese non sarà più consentito nei galoppatoi comunali come precedentemente previsto.
In tutte le regioni si dovrà effettuare gli adeguamenti necessari per l’omologazione dei galoppatoi e intanto le corse saranno bloccate.
In Sardegna ci sono sei strutture: a Guasila, Bono, Pozzomaggiore, San Giovanni Suergiu, Fonni e Orgosolo.
Le preoccupazioni delle Amministrazioni, delle associazioni ippiche e di tutto il comparto non riguardano l’adozione delle regole del suddetto decreto quanto la tempistica a disposizione per i necessari adeguamenti, incompatibile con gli eventi già previsti.
«La procedura richiesta richiederebbe infatti tempi tecnici incompatibili con l’imminenza della stagione ippica 2025. Ecco perché ho deciso di inviare una comunicazione alla Presidenza del Consiglio, al ministero dello Sport, della Salute, al ministero dell’Agricoltura e a tutti i deputati e senatori sardi per chiedere una proroga dei tempi», spiega la sindaca di Guasila e consigliere regionale di Sinistra Futura, Paola Casula.
Una risposta positiva alla richiesta di proroga consentirà di rispettare le aspettative di associazioni e amministrazione che sono già al lavoro per il 2025 e nel contemporaneo l’avvio di tutte le procedure necessarie per l’omologazione dei galoppatoi comunali in vista del 2026.
«Una risposta negativa significherebbe l’annullamento di corse storiche che affondano le loro radici in una tradizione secolare che consente il pieno coinvolgimento delle comunità e dei territori della Sardegna. Il mondo dell’ippica sarda si è sempre ben adeguato ai cambiamenti, ottenendo ogni volta risultati d’eccellenza e tutte le certificazioni insieme agli Enti proprietari delle strutture. Ecco perché mi auguro invece che anche in questo caso prosegua la necessaria collaborazione tra il comparto e i ministri, senza che si debbano interrompere eventi che si sono susseguiti per decenni nelle nostre comunità», conclude Paola Casula.




















