La collocazione temporale e l’ambientazione, della ricerca e studio autobiografico “Un’anima senza tempo – Il mosaico dei miei ricordi” di Silvana Salici, è nei caratterizzanti anni, di trasformazione sociale dei costumi e valori, tra il Cinquanta e Sessanta del “secolo breve”: una narrativa di rivisitazione a carattere familiare e mescolanza-assemblaggio di vita personale e condivisa, nella rigenerazione e sviluppo conservativo storico delle memorie con autenticità analitica.
L’esposizione di Silvana Salici sviluppa, attraverso il senso delle memorie personali e le ritrovate documentazioni familiari, le idealità di collegamento a valori di identità ed appartenenza, fornendo significati al proprio vissuto-esistenza ed umanità sociale al presente.
La storia familiare, inquadrata e letta in un contesto storico formativo, crea e rinsalda i vincoli tra generazioni ed esalta le dinamiche relazionali. Tante le memorie invisibili familiari, rivelate e trasmesse, per alimentare espressioni di identità personali che s’interconnettono al sociale collettivo.
“Un’anima senza tempo”, rappresenta il saggio modo di riflettere sulla propria esistenza e rivalutare vicende, affettive ed emozionali, generative di relazioni lontane che, significativamente e nell’anima, sono costruzione e collegamento tra passato e l’attualità presente.
L’opera, presentata nella sede I.B.I.S. (Piazza Sebastiano Satta – Nuoro) e all’interno del programma di incontri letterari, è stata introdotta da Lisetta Bidoni che interpreta il libro “nei passaggi fondamentali per elaborare il lutto tra i significati di dolore e sofferenze interiori e finalmente dare senso, immagine e presenza a un padre, a una madre e a un fratellino e sorella minore”, facendo emergere di Augusto Salici “le tracce profondissime lasciate nell’animo dei familiari e nella storia politica del nuorese“, mentre l’autrice ha
dialogato con Franca Carboni e Angela Cerina. Una scelta di brani e liriche sono state declamate, con abilità recitativa e comunicando efficaci espressive emozioni, da Graziella Sale.
Antefatto: la morte, in un tragico incidente stradale a Silana, di Augusto Salici con il figlioletto Ivan, appena decenne, ed una difficile e manifesta metabolizzazione del lutto familiare che non si attenua nel tempo.
Augusto Salici (1925-1964) è un giovane maestro intellettuale dalla già proficua e promettente attività letteraria e lirica, con affermazioni in prestigiosi concorsi poetici nazionali per i forti versi di elevato impegno civile, ma soprattutto un protagonista di battaglie sociali e politiche radicate nelle comunità del nuorese. Si caratterizza nell’impegno sindacale e attivismo militante nel PCI, dopo anni giovanili nelle file del Psd’Az; tanti i concreti apporti culturali e propositivi sviluppati dal Salici verso una scuola attiva democratica e ai temi di riscatto, bilinguismo e Rinascita isolana, e la meritoria capacità di sintesi ed azioni mirate ad affrontare le priorità popolari della Sardegna interna. Lo stesso Carlo Levi, in una sua lettera, definisce Augusto Salici: «Un caro amico nuorese, uno degli uomini che fanno nuova la loro terra».
Dunque, una vita intensa di esperienze e contatti, in tempi cui la sinistra italiana era vera fucina “di matrice culturale, prima che politica”.
Uno spiraglio di comprensione del messaggio paterno – che segna un inizio di metabolizzazione dell’assenza per Silvia e la sorella Ivana, nata tre mesi dopo la scomparsa del padre e del fratellino – compare con il ritrovamento, dopo anche la morte della madre, “di una vecchia borsa” con “fogli ingialliti dal tempo, quaderni, appunti e riflessioni”. Tutti gli scritti del padre Augusto, per intraprendere «un viaggio dell’anima alla ricerca delle mie radici e di un passato che pensavo perduto».
Franca Carboni, prefatrice del volume pubblicato tramite la piattaforma Amazon e curato in grafica e editing da Ivana Salici, ne sottolinea il valore di perla letteraria, originata da un carteggio dalla scrittura ricca di fermenti culturali, sociologici e politici; auspicato che sia fatta luce su tutto il carteggio lasciato dal Salici, se valorizzato e approfondito «potrebbe diventare un significativo manifesto». Ha rivelato di aver «conosciuto il silenzio di Silvana, il suo essere discreta e misurata. Ho atteso che la sua voce svelasse la storia, non immaginando tale profondità di contenuti politici e ricchezza poetica».
Angela Cerina ha ricordato, nella figura del lontano collega di insegnamento, «un uomo del suo tempo e di oggi» e che «ora ritrovo in un libro che attraversa la mia vita, le realtà vissute e nel rileggerle mi hanno profondamente commosso. Ho incontrato l’anima vera di un uomo, la poetica e la sensibilità sociale fatta di umanità e bellezza di relazioni coltivate nell’impegno verso le comunità dell’interno, con particolare moderna percettività».
Silvana racconta, con la ricchezza di pochi particolari e tenerezza di ricordi il fratellino e rammentando i genitori, li rivive così: «Tra loro c’era una dialettica continua che li vedeva sempre complici sia nella vita che nel lavoro pur con i contrasti e i disaccordi propri di una coppia dai caratteri diversi ma entrambi molto volitivi!». E ancora riflette sull’eredità formativa lasciata dai genitori: «Un notevole patrimonio di libri di politica, di saggistica, di narrativa, di opere di svariati scrittori classici…».
Augusta Ivana Alessandra Salici, nella postfazione, riconosce alla sorella Silvana di aver «dato vita alle parole, e ai sentimenti nascosti per troppo tempo, cercando anche per quello che ci riguarda di recuperare il tempo che il destino ha sottratto al nostro essere parte di una sola famiglia», dando voce a tante testimonianze, ricordi, e ai significativi periodi di Augusto (nativo di Dorgali) a Urzulei (1946-48), Cuglieri (1950-58), Oliena (1959-61), Nuoro (1961-64) e all’incontro con Carlo Levi.
Hanno arricchito l’evento letterario gli interventi di Concetta Bidoni, che ha rievocato la formativa frequentazione scolastica condivisa alle medie con Silvana, nei due anni precedenti alla tragedia familiare e di Irma Chironi, figlia del fondatore del PCI nuorese, con ricordi sulla valenza e attivo impegno politico sviluppato da Augusto Salici.
Cristoforo Puddu























