Un incontro di studi all’Isola del MAN, promosso dalla Sezione Giorgio Asproni Nuoro-Associazione Mazziniana Italiana e introdotto da Annico Pau, ha trattato del significativo patrimonio artistico di Francesco Ciusa (Nuoro, 1 luglio 1883 – Cagliari26 febbraio 1949) e della riscoperta-valorizzazione delle sue opere monumentali: lavori artistici per onorare i caduti della Grande Guerra e il monumento dedicato al vate nuorese Sebastiano Satta, realizzato nel 1931 e collocato sul Colle di Sant’Onofrio nel 1934, che nel corso degli anni, per incuria e atti di vandalismo, risulta quasi totalmente distrutto.
Ne hanno parlato – in un imperdibile appuntamento che ha visto protagonisti i monumenti e l’incommensurabile arte dello scultore nuorese – Rita Pamela Ladogana, la nota docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Cagliari ha analizzato il percorso evolutivo dell’arte pubblica realizzata da Francesco Ciusa, e Carlo Maccioni, critico dell’arte, si è invece soffermato su diverse opere ciusane e sui progetti elaborati per onorare il Satta. L’artista Nietta Condemi De Felice è intervenuta sviluppando il tema: “Michele Ciusa – architetto – Il restauro del monumento di Sant’Onofrio”.
Sebastiano Satta scompare alla fine del 1914 e Francesco Ciusa nell’immediato elabora di erigere un monumento all’amico; idealizza di realizzare un “Tempio ai Figli di Sardegna” nella collina di Sant’Onofrio, per onorare Satta e la memoria di tutti gli artisti sardi. Il geniale e grande progetto desta critiche da intellettuali (polemico l’intervento di Salvator Ruju che accusa lo scultore di “ingenuinità eroica” e di “monumentomania”) e le perplessità degli amministratori, in relazione ai costi e al sopraggiungere del conflitto mondiale.
Sul dominante e suggestivo Colle, nel 1934, si realizza finalmente una versione “ridotta e semplificata” del Monumento a Sebastiano Satta, ma resterà intatto per breve tempo e l’azione distruttrice di vandali racconta di una vergognosa vicenda che persegue la storia del monumento da ben novant’anni.
E proprio le parole di Nietta Condemi De Felice ricordano il ripristino e restauro operato da suo marito Michele e l’accurato lavoro d ricerca storica fatta nel 2009, esemplificato dall’architetto nella sua relazione: “Il lavoro di restauro, sotto l’alta sorveglianza della Sovrintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico Artistico e Demo-Antropologico per le province di Sassari e Nuoro, è costituito essenzialmente nella messa in ripristino di tutti gli elementi lapidei ritrovati nella zona circostante il monumento, che sono stati riposizionati nella loro esatta collocazione. Risultano mancanti soltanto alcuni parallelepipedi dei tre basamenti inferiori che sono stati sostituiti da copie delle identiche dimensioni, realizzate con un granito e grana leggermente differente per farne apprezzare immediatamente la loro presenza. Della testa del poeta e del gregge, sono state realizzate delle copie di marmo dallo scultore ozierese Demetrio Maxia, mentre gli originali sono conservati presso il Museo Ciusa. Non è stato possibile realizzare le copie in bronzo del cane e della madre sarda in quanto ne restano solo poche fotografie, insufficienti per una loro ricostruzione attendibile”.
Un pregevole lavoro di recupero, vanificato da ulteriori vandalismi e dai danni causati dagli eventi atmosferici. La Condemi De Felice ha sottolineato quanto l’intervento di Michele Ciusa avesse permesso di preservare parte di una testimonianza della cultura sarda ed offerto un perfetto esempio di come “il restauro debba conciliare tradizione e innovazione senza mai sacrificare l’autenticità dell’opera”.
Dell’architetto, nipote del grande scultore e figlio del rinomato artista Giovanni Ciusa Romagna, tante e qualificate le svariate generose prestazioni professionali a favore della Città: il progetto di massima della chiesa dei Salesiani, il recupero delle fontanelle realizzate dal genitore, restauro di grate in ferro battuto per il vecchio Tribunale e il prezioso progetto di PRAZAS, affiancato da un gruppo di professionisti e dalla figlia Roberta, per rivitalizzare il centro storico e l’area della chiesetta di San Carlo. La figura di Michele Ciusa, ritratto di “un cavaliere d’altri tempi” e “cultore di bellezza e arte”, è emersa con segni di grande umanità dalle pennellate biografiche scritte dalla saggista e critica letteraria Angela Guiso, ricordate con grande emozione dalla moglie Nietta Condemi De Felice.
Durante l’evento è stata esposta, e presentata all’attenzione del numeroso pubblico, l’opera “Golfo degli Angeli” di Francesco Ciusa. La figura a bassorilievo della sirena è adagiata, seguendo un andamento semicircolare e continuato nel motivo della spiga, sul fondo del piatto: l’opera simboleggia il golfo di Cagliari mentre la spiga richiama ed evidenzia il valore della fertilità/abbondanza; un simbolico congiungimento e sintesi di mare e terra, da cui l’Isola deve attingere rigenerazione e riscatto. Del piatto “Golfo degli Angeli” esistono diversi esemplari “tradotti in gesso, stucco a marmo e terracotta con varianti nel trattamento della patina”.
Cristoforo Puddu






















