Intervista al segretario regionale dei Riformatori sardi e vice presidente del Consiglio regionale Aldo Salaris.
Negli ultimi mesi i Riformatori sardi sono stati protagonisti di una serie di sit-in nei porti dell’isola contro il caro merci.
Quali soluzioni proponete?
«La situazione ormai è insostenibile. I costi dei trasporti marittimi sono aumentati in modo significativo le prospettive per il futuro non sono migliori. Oggi spedire merci da e per la Sardegna costa troppo, gli spazi sulle navi sono spesso insufficienti, gli imbarchi sono incerti e le imprese non riescono a programmare la loro attività. Tutto queste si riflette inevitabilmente sul costo finale dei prodotti e quindi sulle famiglie sarde. Per questo abbiamo organizzato sit-in nei principali porti dell’isola per riportare l’attenzione su un problema che colpisce direttamente la competitività del sistema economico sardo. Noi riteniamo che il trasporto delle merci debba essere riconosciuto come servizio essenziale e che la continuità territoriale debba valere anche per le merci, non solo per i passeggeri. Servono tariffe sostenibili, capacità di stiva garantita e regole chiare durante tutto l’anno. L’Insularità è un principio costituzionale e non può restare solo una dichiarazione di principio. Abbiamo coinvolto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, chiedendo un intervento immediato, perché il Governo deve garantire ai sardi condizioni partitarie rispetto a quelle del resto del paese.»
Negli ultimi mesi si è accentuata la tensione tra il Partito democratico e la Presidenza della Regione, con gli assessori del PD che hanno disertato alcune riunioni di Giunta. Cosa pensa di questa situazione?
«Quando una maggioranza non è unita non è mai un bene. Dall’inizio della legislatura non si è vista una programmazione chiara né una visione condivisa, capace di affrontare davvero i problemi della Sardegna.
Questo è il punto principale. Assistiamo a tensioni interne e scontri politici che fanno perdere tempo prezioso. Noi siamo all’opposizione e svolgiamo il nostro ruolo in modo propositivo, avanzando proposte e sollecitando soluzioni, ma constatiamo una maggioranza che spesso appare più impegnata a litigare al proprio interno che a governare l’isola. E questo è un male per la Sardegna.»
Qual è la sua valutazione sulla situazione occupazionale in Sardegna, con particolare riferimento alle vertenze aperte nella zona industriale di Portovesme?
«La situazione del lavoro in Sardegna continua ad essere molto delicata e le vertenze industriali di Portovesme sono emblematiche. Penso ai casi Sideralloys, Eurallumina, Portovesme SRL. In particolare bisogna chiarire la strategia sul futuro del polo industriale. È necessario decidere se l’obiettivo sia mantenere Glencore a Portovesme e salvare la produzione, oppure se si sta preparando uno scenario industriale alternativo per il dopo-Glencore. La vertenza non può essere affrontata solo in termini emergenziali: serve una programmazione seria e una strategia industriale chiara per il territorio. La Regione dovrebbe lavorare per attrarre nuovi investimenti industriali e creare le condizioni per lo sviluppo, mentre alcune scelte della Giunta, a mio giudizio non vanno in questa direzione. È arrivato il momento di dire con chiarezza quale futuro si vuole per Portovesme.»
Un altro punto dolente è il recente disastro provocato dal ciclone Harry. Come giudica la gestione dell’emergenza?
«Credo sia giusto riconoscere che la macchina regionale ha funzionato bene. La Protezione civile, gli apparati della Regione Sardegna e il Governo nazionale hanno lavorato con grande impegno nella fase dell emergenza..
Adesso però si apre una fase altrettanto importante, quella della ricostruzione e dei ristori. Servono procedure rapide e interventi concreti per aiutare i territori colpiti e le comunità che hanno subito danni. La Sardegna deve rivendicare con forza dal Governo nazionale le risorse necessarie, perché i cittadini e le imprese che hanno subito dei danni non possono aspettare troppo tempo.»
Armando Cusa










