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Home Sanità

Lettera aperta della CISL Sardegna: riformare la Sanità per tutelare la Salute dei sardi

7 Dicembre 2024
in Sanità
Reading Time: 7 mins read
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Sabato 14 settembre la Cisl celebra i 50 anni dell’Unione Sindacale Regionale

La sanità in Sardegna rappresenta un tema centrale per il futuro della nostra isola, un pilastro fondamentale per garantire la qualità della vita e i diritti di cittadinanza a tutti i sardi. Tuttavia, gli indicatori di performance del nostro sistema sanitario disegnano un quadro preoccupante, che richiede interventi urgenti e una pianificazione strategica per affrontare le criticità e le prospettive in termini di sistema.

Una situazione allarmante

Secondo i dati più recenti, la Sardegna si colloca al quart’ultimo posto tra le regioni italiane per efficienza e dotazione sanitaria. Alcuni dati evidenziano le criticità più gravi:

• Posti letto insufficienti: Con solo 2,8 posti letto in specialità ad elevata assistenza ogni 10.000 abitanti, la Sardegna è lontana dagli standard richiesti per rispondere alle emergenze e ai bisogni di cura più complessi.

• Assistenza domiciliare carente: Appena l’1,7% degli anziani riceve assistenza domiciliare integrata, un dato inaccettabile per una regione con una popolazione anziana in costante crescita, che necessita di cure continuative e personalizzate.

• Insoddisfazione dei pazienti: Il 14,8% dei pazienti si dichiara poco o per niente soddisfatto dell’assistenza ospedaliera ricevuta. Questa percentuale riflette la necessità di migliorare la qualità dei servizi e il rapporto medico-paziente.

• Rinuncia alle cure: Il 12,3% dei sardi rinuncia alle prestazioni sanitarie a causa dell’inefficienza delle strutture, dei costi elevati e delle lunghe liste d’attesa. Questo fenomeno penalizza soprattutto le fasce più deboli della popolazione, mettendo a rischio il diritto alla salute.

• Operatori sanitari in difficoltà: Il 40% dei medici sardi è insoddisfatto della propria condizione lavorativa, principalmente a causa di carichi di lavoro eccessivi, carenza di risorse e scarse opportunità di crescita professionale. Questa insoddisfazione si ripercuote negativamente sulla qualità delle cure fornite.

• Mobilità sanitaria passiva: Un altro aspetto critico è che molti sardi sono costretti a recarsi fuori regione per ricevere cure adeguate. Questo fenomeno genera:

• Costi elevati per le famiglie e per il sistema sanitario regionale.

• Disagi personali e familiari, con aggravi psicologici ed economici.

• Aggravamento delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari, penalizzando chi non può permettersi di spostarsi.

Questi numeri fotografano un sistema sanitario in crisi, incapace di rispondere alle esigenze della popolazione. La salute, diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, viene così negata o gravemente compromessa.

Una situazione di emergenza

La sanità in Sardegna vive una crisi cronica, caratterizzata da problematiche strutturali che si ripercuotono quotidianamente sulla vita dei cittadini. Tra le principali criticità emergono:

• Liste d’attesa insostenibili: I tempi per accedere a visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici sono ormai incompatibili con i bisogni della popolazione, causando ritardi diagnostici e terapeutici.

• Carenza di personale sanitario: La sanità sarda opera in condizioni di sotto-organico cronico. Medici, infermieri e operatori sono sovraccaricati da turni massacranti e risorse limitate, una situazione che compromette la qualità dei servizi.

• Desertificazione sanitaria nelle aree interne: Molte comunità rurali sono ormai prive di servizi essenziali, primari e di prevenzione, obbligando i cittadini a spostamenti lunghi e onerosi per accedere a cure mediche di base.

• Modello organizzativo inefficiente: L’attuale sistema non garantisce una distribuzione equa e accessibile delle cure e delle prestazioni, lasciando molte aree dell’isola in uno stato di abbandono sanitario. 

Queste problematiche, pur note da tempo, oggi si manifestano con una gravità tale da minare il diritto alla salute dei cittadini sardi, uno dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. È necessario un intervento immediato e deciso per invertire questa rotta, attraverso azioni concrete e strutturali che pongano al centro la salute dei cittadini e la qualità del servizio sanitario regionale.

La responsabilità della Regione

La Regione Sardegna, che ha competenze primarie in materia sanitaria e si è accollata i relativi costi con un accordo siglato nel 2005, non ha messo in atto le necessarie riforme per migliorare la qualità e l’accessibilità del sistema sanitario. Manca una visione chiara e un piano concreto per affrontare le emergenze e rilanciare un servizio all’altezza delle aspettative e dei vecchi e nuovi bisogni della popolazione.

Non possiamo accettare l’inerzia istituzionale, che rischia di perpetuare uno stato di crisi strutturale. È necessario un cambio di passo immediato. Se è opinione di tutti che il vero “discrimine e differenziale di sistema” per l’Isola sia la salute e le politiche sociali, allora serve una scossa e una vera unione di tutte le forze.

Le proposte della CISL Sardegna 

La CISL Sardegna, consapevole della gravità della situazione, propone un piano articolato per riformare il sistema sanitario regionale, basato su interventi immediati e riforme strutturali. Le nostre proposte si suddividono in cinque ambiti principali:

1.   Incrementare le risorse e migliorare l’accesso alle cure

• Potenziamento dei posti letto: Incrementare la disponibilità di posti letto in ospedali e strutture specialistiche per rispondere adeguatamente alla domanda di salute.

• Assistenza domiciliare integrata: Aumentare le risorse destinate all’assistenza domiciliare, con particolare attenzione agli anziani e alle persone con disabilità.

• Riduzione delle liste d’attesa: Avviare piani straordinari per reclutare personale medico e infermieristico e investire in tecnologie sanitarie moderne.

• Revisione delle convenzioni con il privato per garantire maggiore equità nell’accesso alle cure.

2. Riformare la Rete ospedaliera e la Medicina territoriale

• Superamento del modello Hub & Spoke: Ripensare l’attuale organizzazione ospedaliera, rilanciando i presidi territoriali per garantire una distribuzione equa dei servizi.

• Distretti socio-sanitari integrati: Creare distretti in grado di integrare efficacemente i servizi sanitari e sociali, riducendo le disparità tra le diverse aree dell’isola.

• Valorizzazione dei medici di famiglia e farmacie: Rafforzare il loro ruolo come punti di riferimento per la salute nelle comunità.

3. Investire nella formazione e nel reclutamento del personale sanitario

• Superamento del numero chiuso in medicina: Ampliare l’accesso alla facoltà di medicina e riformare le scuole di specializzazione per rispondere alla carenza di personale qualificato.

• Miglioramento delle condizioni di lavoro: Adeguare gli stipendi del personale sanitario e promuovere il benessere organizzativo per migliorare la qualità del lavoro e attrarre nuovi professionisti.

• Potenziamento degli organici, con assunzioni straordinarie di medici, infermieri e operatori sanitari.

4. Revisione dell’accordo Stato-Regione

• Accordo finanziario sui costi sanitari: Rivedere l’accordo del 2005 per garantire alla Sardegna le risorse necessarie a finanziare un sistema sanitario di qualità e sostenibile.

5. Innovazione e digitalizzazione del Sistema sanitario

• Introduzione della telemedicina: Implementare strumenti di telemedicina per migliorare l’accesso alle cure, soprattutto nelle aree più isolate.

• Fascicolo sanitario elettronico unico: Creare un sistema unico per facilitare la gestione delle informazioni sanitarie e migliorare i percorsi di cura.

La CISL Sardegna ritiene che queste proposte siano essenziali per avviare una vera trasformazione del sistema sanitario regionale. Interventi concreti e una visione strategica di lungo periodo sono indispensabili per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini sardi e rispondere in modo efficace alle sfide del futuro.

Un appello alla responsabilità delle Istituzioni

La CISL Sardegna ritiene che sia indispensabile un impegno concreto e determinato da parte della Regione Sardegna e delle istituzioni nazionali per affrontare questa crisi. Non si tratta solo di una questione di risorse, ma di volontà politica e di capacità organizzativa. Evidenziamo però che  riteniamo che problema non si risolva con l’ennesima riforma della governance che in questa situazione il sistema sanitario non sarebbe in grado di reggere.

Conclusione

Il tempo a disposizione è limitato. La Sardegna non può più aspettare. La salute dei cittadini deve tornare ad essere una priorità assoluta, non solo nei programmi elettorali, ma nelle scelte concrete e quotidiane della politica e delle istituzioni. 

La CISL Sardegna, con le sue rappresentanze sociali e sindacali, è pronta a continuare il suo impegno per garantire che il diritto alla salute sia tutelato e valorizzato. È necessario agire ora, per costruire insieme un sistema sanitario che risponda realmente ai bisogni dei sardi.

La sanità sarda ha bisogno di un rilancio immediato e strutturale. Alla Regione Sardegna, al Consiglio regionale e alle istituzioni chiediamo un’assunzione di responsabilità chiara e determinata. Non possiamo più tollerare promesse vuote e immobilismo. È il momento di agire, con coraggio e con visione.

La CISL Sardegna continuerà a vigilare, a proporre e, se necessario, a mobilitarsi affinché la salute torni ad essere un diritto garantito a tutti i cittadini sardi. Lavoreremo con tutte le nostre forze per costruire un sistema sanitario più giusto, accessibile ed efficace.

CISL Sardegna

Uniti per il diritto alla salute

Tags: Pier Luigi Ledda
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