Il convegno TeleLongevity si è tenuto a Cagliari, presso la sede IERFOP di Via Platone 3/3A, alla presenza di ricercatori, docenti universitari e specialisti del settore. L’evento, promosso dalla Comunità Mondiale della Longevità e sostenuto da Fondazione di Sardegna, IERFOP Onlus e Longevitimes, ha affrontato il tema del ruolo delle tecnologie digitali nella cura delle persone anziane, con l’obiettivo di identificare strumenti concreti per estendere gli anni di vita vissuti in buona salute.
I lavori sono stati introdotti da Roberto Pili, presidente della Comunità Mondiale della Longevità, che ha aperto il convegno con una riflessione sul significato del termine healthspan – ovvero la durata della vita in piena salute – e sul perché la tecnologia digitale rappresenti oggi uno degli strumenti più promettenti per agire su questo parametro. «La TeleLongevity non è solo uno strumento tecnologico. È un cambio di paradigma: un ecosistema in cui la biologia dell’invecchiamento incontra la precisione digitale, con l’obiettivo di garantire a ogni persona più anni da vivere in piena salute.»
Il convegno ha sviluppato tre filoni tematici principali.Il primo ha riguardato i biomarcatori digitali: i ricercatori hanno illustrato come i sensori indossabili di nuova generazione siano in grado di monitorare in continui parametri fisiologici – frequenza cardiaca, qualità del sonno, saturazione dell’ossigeno – e comportamentali come l’andatura e la stabilità posturale. Questi sistemi permettono di anticipare eventi critici, come cadute o scompensi, prima che si manifestino clinicamente, aprendo la strada a una medicina preventiva applicata all’invecchiamento.
Il secondo tema ha affrontato la questione del rapporto umano nella telemedicina. Uno dei timori più diffusi è che le cure a distanza producano una «medicina fredda», priva di empatia. Le ricerche presentate durante il convegno hanno smentito questa percezione: le piattaforme di TeleLongevity ben progettate, grazie a interfacce naturali e al contatto visivo costante, rafforzano la continuità terapeutica e riducono il senso di isolamento sociale – un fattore di rischio per la salute che studi recenti equiparano, per impatto sulla mortalità, all’effetto del fumo di sigaretta.
Il terzo filone ha riguardato la riabilitazione digitale. Sono stati presentati programmi di teleriabilitazione cognitiva e motoria in formato interattivo — cosiddetti gamificati — che mostrano tassi di aderenza superiori ai metodi tradizionali. L’approccio trasforma il paziente anziano da soggetto passivo a protagonista attivo del proprio percorso di cura.









