È dall’universo di Italo Calvino, con le radici affondate nella storia de Il barone rampante, che nasce lo spettacolo “Famiglia, dalla storia del Barone”.
Con la Prima a Sassari l’8 novembre h 20.30 al Teatro Astra e il 13 novembre h 20.30 al TsE Teatro del Segno di Cagliari, “Famiglia, dalla storia del Barone” non è la storia del barone rampante, o meglio, non è la storia di Cosimo Piovasco di Rondò che sale sugli alberi a dodici anni per non scendere mai più.
Lo spettacolo racconta piuttosto la storia della famiglia di Cosimo, ovvero di chi è rimasto sotto gli alberi ad aspettare, e a chiedersi come sia potuto accadere, all’improvviso, che un figlio e un fratello, abbia mollato tutto per intraprendere una vita completamente nuova, lontano da loro.
Prodotto dall’associazione La luna del pomeriggio con testi e regia di Simone Gelsomino, e patrocinato dalla Fondazione di Sardegna, lo spettacolo indaga la famiglia come nucleo primario, ma soprattutto come luogo ambivalente: da una parte guscio di protezione, attenzioni, tenerezza; dall’altra, trasmissione dei traumi – spesso involontaria – o luogo d’arresto dei nostri sogni. Se ne Il barone rampante si sottolinea l’importanza di trovare il proprio posto nel mondo, anche a discapito delle comodità quotidiane, in “Famiglia, dalla storia del Barone” troviamo invece una riflessione sulle dinamiche familiari, costruita prendendo in prestito le vicende narrate da Calvino e ponendo davanti al pubblico una famiglia mutilata, che ripensa le proprie mancanze, ricostruisce la propria storia, e in ultimo sopravvive alla vita, mantenendo intatta quella forma sociale primigenia, la famiglia, che tutti accomuna (purtroppo anche chi ne è privo, con l’esperienza della sua assenza).
Uno spettacolo esteticamente ambientato a fine Settecento (grazie alle scene di Gelsomino e i costumi in collaborazione con Manuel Casati), ma sociologicamente attuale grazie al punto di vista contemporaneo – oltre che del regista – di un cast lontano dal teatro di maniera (Ignazio Chessa, Antonella Masala, Chiara Murru, Lello Olivieri) e il comparto tecnico che sfrutta sapientemente le tecnologie (il disegno audio di Serena Vargiu sfrutta lo spostamento spaziale delle fonti sonore, così da portare lo spettatore all’interno della scena).



















