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Oppidum Cagliari Pallanuoto: anche senza fissa dimora si fanno cose egregie

I racconti e le vedute del direttore sportivo Monica Pilleri

12 Luglio 2020
in Sport
Reading Time: 7 mins read
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Oppidum Cagliari Pallanuoto: anche senza fissa dimora si fanno cose egregie

Sono quelli dell’elefantino che decora l’attrezzatura in dotazione a tecnici e atleti. Non un ungulato qualunque, bensì scelto di proposito grazie a meditate incursioni nella storia del capoluogo sardo (un tempo noto per le sue fortificazioni tra cui la Torre dell’Elefante) che trentasette anni fa li ha visti nascere grazie al decisivo impulso dell’attuale presidente Walter Pilleri.

L’Oppidum Sport Cagliari, dai colori sociali rigorosamente rosso/blue, originariamente avrebbe dovuto pianificare un’attività che comprendesse più discipline, ma alla fine decise di affidarsi prevalentemente all’elemento tipico nei segni zodiacali del Cancro, dello Scorpione e dei Pesci.

L’attività sportiva implementata in vasca o sui litorali è sempre stata seguita con scrupolo, dando il giusto rilievo alla meritocrazia che premia valori altamente educativi come la propensione al lavoro e al sacrificio. E il mix di così tante e belle componenti, complici una impeccabile didattica elementare e uno spiccato senso dell’agonismo, si fa largo soprattutto nel quinquennio 1995/2000, grazie ad un gruppo compatto ed affiatatissimo che crea dei collettivi pallanuotistici in grado di competere con formazioni prima laziali, successivamente toscane.

Ma la stagione della svolta arriva nel 2015/16 quando, con la preziosa intercessione di Sesetto Cogoni, patron della Nuotomania, arriva il tecnico Chicco Cannas.

Passano gli anni e in casa Oppidum c’è sempre tanta voglia di restare a galla con idee semplici ed efficaci. Lo conferma Monica Pilleri, donna dalle tante virtù, considerati i ruoli intrapresi: direttore sportivo, allenatrice di nuoto e coordinatrice scuola nuoto. Ma l’appellativo che le piace di più, “Mamma della squadra”, gliel’ha affibbiato un giovane pallanuotista dell’under 13.

«A mio avviso – dice Monica Pilleri – rimane essenziale portare la pallanuoto nella scuola nuoto, in modo che i fondamentali siano appresi indistintamente da bambini e bambine. E che gli uni e gli altri possano conoscere, apprezzare e scegliere questa fantastica disciplina. In fondo parliamo di uno sport che abbina il gioco per antonomasia, la palla, con l’elemento essenziale per la nostra vita, l’acqua. Non riesco a pensare a niente di meglio, se conosci la pallanuoto non puoi non amarla.»

Se si dovessero elencare i risultati più importanti conseguiti fino ad ora, quali inserirebbe in lista?

«Nella pallanuoto la conquista della Serie C nel 1992/93 e la permanenza nella categoria per quasi 20 anni.»

Cosa ricorda ancora di quei periodi?

«Il modo in cui l’Oppidum è uscita indenne dalla chiusura per tre anni della piscina di casa, la comunale di Via dello sport, e dagli allenamenti in notturna nella piscina scoperta della Rari Nantes anche in pieno inverno.»

Vi siete affidati pure alle partnership

«Dopo qualche stagione senza pallanuoto, su impulso della neonata collaborazione con la Nuotomania di Sesetto Cogoni, abbiamo ricominciato dalla scuola pallanuoto, che grazie al gran lavoro di Alessandra Ricevuto, produsse un buon numero di atleti.»

Tutti giovani di belle speranze

«Parteciparono ai vari tornei propaganda, molti di questi giovanissimi atleti confluirono nella squadra che iscrivemmo al campionato Under 15 2012/13. Mentre i più piccoli militano ancora nei campionati U15 e U17 nelle nostre squadre e in quelle della Promosport.»

Cosa è successo con l’arrivo di Chicco Cannas ?

«Durante la sua gestione, con la preziosa collaborazione del vice Federico Romeo, arrivano le vittorie del campionato Under 13 nel 2017/18, 2018/19 e del campionato Under 15 nella stagione 2018/19.»

La sua pozione magica?

«Il più grande merito di Coach Cannas è quello di aver letteralmente insegnato la pallanuoto ai nostri ragazzi, avergli trasmesso grinta, carattere e cultura del lavoro.»

Tutto ciò cosa provoca?

«Le vittorie a livello giovanile contano relativamente, sono significative perché generano entusiasmo e motivazione. Il risultato più importante di queste ultime stagioni è esser riusciti progressivamente ad allargare la partecipazione ad un numero di atleti in costante crescita, aver limitato il fenomeno dell’abbandono ed essere cresciuti sotto il profilo tecnico, nella consapevolezza che comunque il divario con le realtà di oltre Tirreno è ancora enorme, e il nostro obiettivo è, e deve essere, lavorare per ridurlo sempre di più.»

Come stava andando la stagione prima del blocco totale?

«La società ha deciso da diversi anni di puntare tutto sul settore giovanile: nel nuoto, nel sincronizzato e nella pallanuoto partiamo dal settore propaganda, ma è la pallanuoto a monopolizzare il nostro settore agonistico e può contare al momento su tre squadre che prima del lockdown stavano disputando con buoni risultati i campionati regionali under 13, 15 e 17.»

Sembra quasi una scelta obbligata

«Non avendo un impianto è andata proprio così: non abbiamo spazi sufficienti per curare in maniera adeguata tutti i settori, anche se ci piacerebbe.»

Ci sono delle individualità che potrebbero fare la differenza in futuro?

«Il nostro tecnico ripone molta fiducia, in prospettiva futura, su due elementi della nostra Under 15: un portiere e un centro vasca, E poi c’è un giovanissimo mancino dell’Under 13. Ho massimo rispetto sulle previsioni del coach.»

E che mi dice sulle reazioni dei vostri atleti quando il Coronavirus ha cambiato la loro esistenza?

«Erano nel bel mezzo di una stagione che avrebbe dovuto essere ricca di appuntamenti grazie al nutrito numero di squadre partecipanti. Gli under 15 avevano concluso il girone d’andata e disputato qualche partita del girone di ritorno. Gli under 13 avevano disputato il precampionato e qualche partita di campionato. Gli under 17 avevano appena iniziato il campionato, era al vaglio la possibilità di partecipazione a qualche torneo estivo nella penisola o all’estero come da consuetudine.»

Facile immaginare le loro espressioni

«La delusione è stata grande. Poi, come tutti. hanno affrontato il lockdown: chi più chi meno, si sono tenuti in allenamento con le schede preparate dal coach. Il 15 giugno hanno potuto riprendere gli allenamenti, ma dato che la piscina di Terramaini non ha riaperto, si sono dovuti accontentare del Poetto.»

Forse siete abituati più di altri a questi repentini cambiamenti

«Per i nostri ragazzi non è la prima volta, per scelta o per necessità, visti i ritardi con cui ha spesso riaperto dopo la chiusura estiva la nostra piscina. E’ capitato varie volte di svolgere allenamento in mare. Nonostante i disagi e le difficoltà frequentano con il consueto entusiasmo e non vedono l’ora di poter riprendere a giocare, di concludere i loro campionati…norme anti Covid permettendo!»

I rapporti con le altre società sarde come li definisce?

«Direi buoni in generale, ottimi con alcune.»

Per l’Oppidum questa ripresa è l’ideale o speravate che ci fossero meno vincoli?

«Sinceramente ci auguravamo di avere la disponibilità del nostro impianto: la sua apertura, con frequenza magari limitata ad agonisti e master ci avrebbe consentito di testare le criticità derivanti dalle norme anti Covid e trovare soluzioni in vista dell’apertura al ‘’grande pubblico’’ a settembre.

Sul piano tecnico la disponibilità della vasca avrebbe consentito agli atleti di allenarsi nelle condizioni ideali: il lungo stop e questa ripresa in mare rischiano di compromettere seriamente il lavoro fin qui svolto da atleti e tecnici.»

Altre perplessità?

«Sì, la decisione di procrastinare ancora la ripresa degli sport di contatto. Credo che quantomeno si sarebbe potuto pensare di diversificare su base regionale valutando caso per caso in ragione dell’indice di contagio.»

Alcune riflessioni su come rilanciare il settore della pallanuoto sarda?

«Personalmente ritengo opportuno ripartire dalla base, portare la pallanuoto nella scuola nuoto che in realtà è molto più semplice di quanto non pensino la maggior parte degli istruttori che spesso dimenticano i benefici di una formazione multilaterale e vanno quindi continuamente sollecitati.»

E poi?

«Sarebbe utile organizzare manifestazioni, tornei che coinvolgano i ragazzi del settore propaganda. Qualcosa si è fatto negli ultimi anni, ma non è ancora abbastanza. Sarebbe molto positivo inserire ad esempio dei mini tornei nell’ambito delle manifestazioni propaganda di nuoto, solitamente affollatissime anche di pubblico, il che significherebbe portare la pallanuoto davanti ad un’ampia platea. La nostra società l’ha fatto in collaborazione con la Nuotomania per diversi anni e la formula ha avuto un grande successo.»

Non finisce qui, vero?

«Dobbiamo curare il settore giovanile, farlo crescere quantitativamente e qualitativamente. Purtroppo, nonostante in questi ultimi anni si siano affacciate alla pallanuoto nuove realtà, penso a Luna, all’Antares, al tentativo (purtroppo interrotto sul nascere dall’emergenza Covid) della Sporter e dal graditissimo ritorno in campo della Rari Nantes, siamo ancora troppo pochi. In attesa che i nostri numeri crescano sarebbe importante rompere l’isolamento e confrontarci con realtà di livello tecnico superiore, anche in stagione, con tornei per squadre giovanili da organizzare nei nostri impianti, allargando la partecipazione a squadre di club, nazionali e non.»

Sarebbe impegnativo…

«Attualmente, l’unica opportunità di confronto per le squadre sarde sono le finali, o meglio i quarti di finale, nazionali per le giovanili o i play off per le squadre maggiori e ogni volta che varchiamo il mare, per tutti è un bagno di sangue. Per fare tutto questo occorre maggiore collaborazione tra società sarde, incontrarsi confrontarsi e organizzare mettendo a disposizione della causa competenze ed idee.»

Sento che sta per dire altro in proposito

«Non sarebbe male organizzare dei campus estivi rivolti ai ragazzi delle squadre giovanili, coinvolgendo tecnici d’esperienza. Qualche anno fa Oppidum e Nuotomania avevano organizzato un camp di questo tipo con la guida tecnica di Andrea Pisano, fu una bellissima esperienza, sia per i tecnici, sia per gli atleti. Purtroppo non abbiamo potuto ripetere l’esperienza per mancanza di spazi adeguati.»

Cosa ne pensa della preparazione dei tecnici sardi?

«Nelle nostre panchine è difficile scorgere volti nuovi: i tecnici sono più o meno sempre gli stessi per quanto validi. Sarebbe opportuno un rinnovamento anche dal punto di vista tecnico, è necessaria nuova linfa, per il semplice fatto che “i senatori‘’ prima o poi andranno in pensione e servono allenatori giovani, preparati e motivati a cui passare il testimone.»

Il pianeta femminile ha bisogno di una bella cura ricostituente?

«E’ un fatto piuttosto evidente: la Promogest per poter disputare il campionato femminile è stata costretta a far giocare l’Under 19 nel campionato maschile under 15, a mali estremi…Ma in questo modo non ci sono prospettive. Manca la base, forse c’è anche una certa resistenza ‘’culturale’’ a proporre la pallanuoto alle ragazzine, che più facilmente vengono indirizzate al nuoto o al sincronizzato.»

Ha qualche ambizione particolare nell’ambito pallanuotistico?

«Il sogno è quello di far crescere i ragazzi e nel giro di qualche anno iscrivere la squadra al campionato di promozione e provare a conquistare di nuovo sul campo la serie C. Siamo consapevoli che saranno necessari sacrifici e molto impegno: lavoriamo duramente per questo, ma la strada è ancora molto lunga e tutta in salita.»

Tags: Monica PilleriSesetto CogoniWalter Pilleri
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