«Siamo di fronte a una scelta surreale, che offende il buon senso e danneggia la Sardegna. La Regione sta per cedere a privati un bene strategico, costruito con i soldi dei sardi, e per farlo è disposta persino a rimetterci soldi pubblici. Non è un errore, è una follia.»
Lo dichiara Alberto Urpi, consigliere regionale, che attacca duramente l’operazione di dismissione degli aeroporti sardi.
«Viviamo su un’isola: i nostri aeroporti non sono semplici scali, sono la porta d’accesso al mondo, il primo anello della catena logistica che tiene in vita la nostra economia e garantisce il diritto alla mobilità dei cittadini. Invece di rafforzare il controllo pubblico su queste infrastrutture vitali, la Giunta decide di fare un passo indietro. Non si tratta di una partnership per migliorare i servizi: è una resa incondizionata. Un salto nel vuoto, con margini di controllo ridotti al lumicino, in un settore già oggi in profonda sofferenza per colpa di una continuità territoriale che non funziona», aggiunge Alberto Urpi che non usa mezzi termini nel confronto con le altre isole del Mediterraneo: «Mentre Corsica e Baleari investono risorse pubbliche per garantire collegamenti accessibili ai propri cittadini e rafforzare la loro autonomia, qui si sceglie la strada opposta: si svende e ci si ritira. È una scelta politica miope, che penalizza famiglie e imprese».
Il consigliere regionale ricorda poi la propria battaglia: «La mia proposta di abbattere la tassa di imbarco andava nella direzione giusta: aiutare concretamente i sardi, riducendo il costo dei biglietti. Una misura semplice, efficace e popolare. Mi è stato risposto che non c’erano risorse. Oggi scopriamo che le risorse, invece, ci sono eccome: ma vengono usate per pagare qualcuno che si prenda i nostri aeroporti. È una beffa».
Il punto più grave, secondo Alberto Urpi, è la dinamica stessa dell’operazione: «Pagare per cedere un bene pubblico? È una cosa che viola ogni logica di mercato, ogni principio di buona amministrazione. Di solito chi vende un bene intasca un corrispettivo. Qui la Regione paga per liberarsi di una infrastruttura strategica. È un’inversione totale dei ruoli, che indebolisce il ruolo pubblico invece di rafforzarlo. Non è un’operazione fumosa, nascosta tra le pieghe della burocrazia. È chiarissima. Ed è proprio per questo che è ancora più grave. È un errore politico chiaro e lampante, e per questo non andrebbe commesso».







