«Nella bufera mediatica che sta travolgendo il sistema aeroportuale della Sardegna, tra posizioni favorevoli e contrarie alla fusione dei tre scali dell’Isola, si inserisce con forza il tema del futuro dell’aeroporto di Cagliari Elmas. Un dibattito acceso, segnato anche da divisioni ideologiche tra modelli di controllo pubblico e privato, che rischia di lasciare in secondo piano una questione centrale: le condizioni e le prospettive dei lavoratori”. Così commentano i segretari generali di FILT Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil, Arnaldo Boeddu, Claudia Camedda, Elisabetta Manca.
«In questo contesto – sottolineano – si colloca lo scontento crescente tra le lavoratrici e i lavoratori dello scalo cagliaritano. È infatti di tre giorni fa la nota congiunta delle organizzazioni sindacali che hanno richiesto l’intervento del Prefetto con l’attivazione della seconda fase delle procedure di raffreddamento.»
Claudia Camedda (Fit Cisl) richiama con forza l’attenzione «sulla necessità di riconoscere il valore del lavoro svolto quotidianamente all’interno dello scalo. A fronte di volumi di traffico che hanno già superato i 5 milioni di passeggeri annui e che, con ogni probabilità, sono destinati a crescere ulteriormente, chiediamo un adeguato riconoscimento economico per lo sforzo sostenuto da tutto il personale».
Arnaldo Boeddu (Filt Cgil Sardegna) sottolinea come «lavoratori e organizzazioni sindacali stiano agendo con senso di responsabilità per evitare uno scontro che penalizzerebbe innanzitutto i passeggeri preannunciando che, qualora non si dovesse trovare un accordo in sede prefettizia saremo obbligati ad intraprendere una stagione di scontro. Per queste ragioni, le organizzazioni sindacali auspicano che il confronto in Prefettura possa portare a un cambio di atteggiamento da parte dei vertici aziendali, finora caratterizzato da una chiusura totale».
Prosegue Elisabetta Manca (Uiltrasporti): «La crescita del traffico aereo, trainata anche dal traffico internazionale, rappresenta senza dubbio una grande opportunità per l’economia della Sardegna. Tuttavia, tale sviluppo deve essere accompagnato da una visione strategica chiara e condivisa, capace di mettere al centro le lavoratrici e i lavoratori, garantire elevati standard di sicurezza e assicurare la qualità dei servizi offerti».
In assenza di risposte concrete, proseguono unitariamente le organizzazioni sindacali, il rischio è che le tensioni sociali possano intensificarsi, compromettendo non solo il clima interno allo scalo ma anche la sostenibilità futura di un settore cruciale per lo sviluppo dell’Isola.
Claudia Camedda (Fit Cisl) richiama con forza l’attenzione «sulla necessità di riconoscere il valore del lavoro svolto quotidianamente all’interno dello scalo. A fronte di volumi di traffico che hanno già superato i 5 milioni di passeggeri annui e che, con ogni probabilità, sono destinati a crescere ulteriormente, chiediamo un adeguato riconoscimento economico per lo sforzo sostenuto da tutto il personale».
Arnaldo Boeddu (Filt Cgil Sardegna) sottolinea come «lavoratori e organizzazioni sindacali stiano agendo con senso di responsabilità per evitare uno scontro che penalizzerebbe innanzitutto i passeggeri preannunciando che, qualora non si dovesse trovare un accordo in sede prefettizia saremo obbligati ad intraprendere una stagione di scontro. Per queste ragioni, le organizzazioni sindacali auspicano che il confronto in Prefettura possa portare a un cambio di atteggiamento da parte dei vertici aziendali, finora caratterizzato da una chiusura totale».
Prosegue Elisabetta Manca (Uiltrasporti): «La crescita del traffico aereo, trainata anche dal traffico internazionale, rappresenta senza dubbio una grande opportunità per l’economia della Sardegna. Tuttavia, tale sviluppo deve essere accompagnato da una visione strategica chiara e condivisa, capace di mettere al centro le lavoratrici e i lavoratori, garantire elevati standard di sicurezza e assicurare la qualità dei servizi offerti».
In assenza di risposte concrete, proseguono unitariamente le organizzazioni sindacali, il rischio è che le tensioni sociali possano intensificarsi, compromettendo non solo il clima interno allo scalo ma anche la sostenibilità futura di un settore cruciale per lo sviluppo dell’Isola.










