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Home Istruzione

L’emigrazione studentesca in Sardegna e il problema dei giovani: report della Cna

6 Dicembre 2023
in Istruzione
Reading Time: 6 mins read
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Frena l’economia sarda: nel 2019 Pil immobile (0,0%) dopo il più che sorprendente + 1,4% del 2018

Sempre più studenti sardi decidono di studiare fuori dall’isola. Spesso e volentieri dopo la laurea decidono di non tornare nella loro regione per cercare lavoro. Un’emorragia di cervelli, quella attestata drammaticamente dall’ultimo dossier del Centro studi della Cna Sardegna, che penalizza ulteriormente la crescita socioeconomica della nostra regione, caratterizzata da un mercato del lavoro che fa scappare i ragazzi e non li incentiva a studiare e formarsi con l’idea di rimanere nell’isola.

Secondo il report dell’associazione artigiana, il numero dei giovani sardi che studiano negli atenei isolani è passato dai 47.464 dell’anno accademico 2010/2011 ai 35.842 del 2021/2022 (11.622 studenti in meno). È invece cresciuto il numero di residenti iscritti in università di altre regioni: da 6.040 a 7.184 (1.144 studenti in più).

La drammaticità di questo dato è spiegata con il fatto che per la maggior parte dei ragazzi recarsi a studiare fuori dall’isola rappresenta quasi sempre il primo passo per un trasferimento definitivo dopo l’ottenimento del titolo accademico: una rilevante perdita di risorse umane qualificate, dopo gli ingenti sforzi effettuati dalle famiglie sarde nel sostenere lo studente nel percorso di studi.

Popolazione universitaria residente in Sardegna per luogo di studio
LUOGO DI STUDIO Totale Percentuale che studia fuori regione Popolazione

19-24 anni

Percentuale che frequenta corsi universitari
Sardegna Altre regioni
2010/2011 47.464 6.040 53.504 11,3% 104.737 51,1%
2011/2012 44.757 5.829 50.586 11,5% 102.970 49,1%
2012/2013 42.237 5.771 48.008 12,0% 100.697 47,7%
2013/2014 40.372 5.883 46.255 12,7% 97.993 47,2%
2014/2015 38.701 6.025 44.726 13,5% 94.975 47,1%
2015/2016 37.840 5.987 43.827 13,7% 92.097 47,6%
2016/2017 37.966 6.242 44.208 14,1% 90.041 49,1%
2017/2018 37.366 6.332 43.698 14,5% 88.561 49,3%
2018/2019 37.051 6.549 43.600 15,0% 87.193 50,0%
2019/2020 37.356 6.499 43.855 14,8% 85.217 51,5%
2020/2021 36.984 6.937 43.921 15,8% 83.397 52,7%
2021/2022 35.842 7.184 43.026 16,7% 83.021 51,8%

Fonte: CNA su dati MIUR

Questo esodo è favorito da un asfittico mercato del lavoro che, come si vedrà, non incentiva i giovani ad investire sulla propria formazione, soprattutto universitaria.

«I giovani laureati devono essere valorizzati – commentano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna -. Condurre una esperienza di studi fuori dall’Isola non è necessariamente un fattore negativo, ma a patto che sul fronte interno si lavori per creare le condizioni propizie per favorire il rientro, valorizzando nel tessuto produttivo locale l’esperienza specialistica acquisita fuori. Al contempo, favorire lo sviluppo e l’ampliamento dell’offerta universitaria locale costituisce un fattore altrettanto strategico, sia per ridurre la fuoriuscita di giovani verso altre regioni, una risorsa sempre più limitata, sia per attrarre studenti da altre regioni. Si tratta di temi centrali che andrebbero posti in cima all’agenda politica, in gioco c’è il futuro della Sardegna e della sua economia.»

La ricerca della Cna Sardegna

In base ai dati del MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca), con riferimento all’anno accademico 2021/2022, dei 43.026 studenti universitari residenti in Sardegna il 16,7% studiava in atenei situati in altre regioni (una percentuale in costante crescita, visto che nell’anno accademico 2010/2011 gli studenti fuori sede erano l’11,3%), mentre il numero di studenti residenti in Sardegna che studiano negli atenei sardi ha segnato una rilevante riduzione – dai 47.464 dell’anno accademico 2010/2011 ai 35.842 del 2021/2022 (11.622 studenti in meno) – il numero di residenti iscritti in università di altre regioni è aumentato da 6.040 a 7.184 (1.144 studenti in più).

L’invecchiamento della popolazione sarda. Il fenomeno dell’emigrazione studentesca – evidenzia il report – si innesta in uno scenario generale che, a causa del processo di invecchiamento della struttura demografica, vede un vistoso assottigliamento della fascia giovanile: nell’isola la popolazione in età da università – la fascia 19-24 anni – passa infatti dalle 104.737 dell’anno 2010/2011, alle 83.021 del 2021/2022, quasi 22mila residenti in meno in 21 anni (-20,7%).

Questo significa che il calo della popolazione studentesca avrebbe potuto essere anche maggiore se a partire dal 2016/2017 la percentuale dei residenti di quella fascia impegnata negli studi non fosse progressivamente aumentata fino a superare la soglia del 50%.

La poca appetibilità degli atenei sardi. Osservando nel dettaglio gli atenei sardi, sebbene in aumento, l’attrattività verso studenti provenienti da altre regioni italiane resta esigua: si passa dai 210 studenti residenti in altre regioni dell’anno accademico 2010/2011 (appena lo 0,4% del totale), ai 731 dell’anno 2021/2022 (2% del totale degli iscritti).

Il mercato del lavoro sardo. Per comprendere appieno il fenomeno va detto che il tessuto economico sardo non è particolarmente incline a favorire l’inserimento occupazionale dei giovani laureati. Sullo stock complessivo della popolazione residente occupata, solo il 22,1% risulta in possesso di un titolo di studio accademico, un valore assai basso, inferiore alla media nazionale (24,3%), ma soprattutto a quello di altri paesi europei, tra cui Francia (45,7%) e Spagna (46,4%).

In Sardegna, la scarsa propensione delle imprese all’adozione di nuove tecnologie e a fornire aggiornamento continuo ai dipendenti riduce la domanda di lavoratori più qualificati, mentre la specializzazione del tessuto produttivo verso settori tradizionali a bassa intensità tecnologica limita gli incentivi per i più giovani a investire sulla propria formazione, special modo universitaria.

Ma il problema non è solo qualitativo: nell’isola, la diffusione di contratti atipici e stagionali comporta una minore spinta alla formazione professionale in azienda e a un minore incentivo, per la forza lavoro, a investire sulla propria istruzione. Inoltre, una certa polarizzazione del mercato del lavoro sfavorisce i più giovani, ovvero, la componente più dinamica e innovativa della popolazione.

Il tasso di disoccupazione. Il risultato è che nell’ultimo quadriennio il tasso di disoccupazione giovanile (25-34 anni) in Sardegna è stato pari al 20%, contro il 14% nazionale, il 7,9% del Nord e il 12,4% del Centro. Ancora più preoccupante è il dato sui cosiddetti NEET, ovvero giovani che non lavorano, non cercano e non studiano, che, nello stesso periodo, ha riguardato oltre un quarto dei ragazzi tra 15 e 29 anni, contro il 22% medio nazionale, il 16,6%

I trasferimenti di residenza. L’emorragia di risorse umane di alto profilo risulta evidente anche osservando i dati sui trasferimenti di residenza verso altre regioni italiane. Il valore del saldo migratorio, infatti, ad eccezione del 2021, è costantemente negativo in tutto il periodo di osservazione, e gli individui con un livello formativo più alto rappresentano la componente nettamente prevalente. Tra il 2011 ed il 2021 hanno abbandonato l’isola per trasferimento in altre regioni italiane complessivamente 6.826 residenti, 4.844, più del 70% avevano un livello formativo alto.

Concentrando l’attenzione al biennio 2020-2021, il periodo maggiormente interessato dalla crisi sanitaria, il valore del saldo segna una netta riduzione, ma solo per il forte incremento dei rientri di popolazione di basso livello formativo. La fuoriuscita di popolazione laureata, infatti, segna un vistoso incremento già nel 2019 (645 residenti in meno) e resta su livelli alti anche nella fase caratterizzata dal picco pandemico, registrando 663 unità in meno nel 2020 e 577 nel 2021.

Tags: Francesco PorcuLuigi Tomasi
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