In Sardegna c’è uno nuovo scrigno di biodiversità che si è conservato per milioni di anni nel cuore delle cavità carsiche del Montalbo e che ha portato alla scoperta di dieci nuove specie, uniche al mondo, di crostacei: piccoli gamberetti dove il più grande raggiunge appena i due centimetri di lunghezza. È quanto emerso dalle ricerche, presentate oggi nella sala consiliare del Comune di Nuoro, durante un incontro pubblico dal titolo “Dove l’acqua incontra la vita”. Il progetto, promosso e finanziato dal Parco di Tepilora nell’area della Riserva di Biosfera MaB Unesco di Tepilora, Rio Posada, Montalbo, ha visto il coinvolgimento degli studiosi della Libera Università di Bruxelles, degli speleosub dell’associazione Phreatic, e di esperti in biologia, scienze naturali e geologia che, per quasi due anni, hanno studiato i corsi d’acqua che attraversano la catena montuosa tra Siniscola e Lula, tra l’acquifero di “Sa conca ‘e Locoli” e la sorgente di “Fruncu ‘e oche”. Centinaia di ore di immersione, su profondità di decine di metri e spostamenti in stretti cunicoli lungo versanti in asciutto mai esplorati, hanno permesso di sperimentare nuove tecniche di analisi biologica, del Dna della fauna acquatica e di ricostruire, quindi, la storia della Sardegna fin da quando era ancora un tutt’uno con la penisola Iberica e il sud della Francia. I due gamberetti più grandi sono stati censiti in ambito scientifico, così da ricordare il territorio di provenienza, come Stenasellus montisalbis e Stenasellus tepilorae.
L’incontro pubblico. La presentazione nuorese, coordinata dalla direttrice del Parco di Tepilora Marianna Mossa, si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco del capoluogo barbaricino, Emiliano Fenu, del presidente della Provincia di Nuoro, Giuseppe Ciccolini, del presidente del Parco di Tepilora e coordinatore della Riserva della Biosfera, Martino Sanna, e del presidente della Federazione speleologica sarda, Angelo Naseddu. È stata poi la volta di Andrea Marassich, presidente dell’associazione Phreatich, che dopo la proiezione di un breve video-documentario sulle ricerche speleo subacquee in grotta è intervenuto sul tema “Il territorio e il monitoraggio”. In collegamento video da Roma il prof. Fabio Stoch, della Libera Università di Bruxelles, ha illustrato invece lo studio sulle acque di grotta, le nuove scoperte e le implicazioni sulla biodiversità della Sardegna. Ha chiuso i lavori il geologo e referente della Riserva di Biosfera nell’assemblea del Parco di Tepilora, Francesco Murgia, con un ragionamento dedicato alla “Ricerca e tutela sugli ecosistemi sotterranei: sviluppi progettuali”.
Il Parco di Tepilora. «Si tratta di uno studio scientifico su cui il Parco di Tepilora ha creduto fin dall’inizio, perché conoscere le nostre acque carsiche significa mettere al posto giusto i pezzi del puzzle evolutivo del Mediterraneo e della ricca biodiversità che ancora si conserva nelle cavità del Montalbo». Lo ha detto il presidente del Parco di Tepilora e coordinatore della Riserva di Biosfera MaB Unesco di Tepilora, Rio Posada e Montalbo, Martino Sanna, che ha aggiunto: «La scoperta di nuove specie animali ci racconta di quanto ancora ci sia da analizzare e ricercare in Sardegna. Di quanto questa terra antica abbia custodito per milioni di anni e che, grazie alle innovative metodologie di ricerca come quella biologica sperimentata nel cuore delle nostre montagne, possiamo ancora ritrovare e mettere alla base delle prossime frontiere della conoscenza. Il cammino verso i nuovi traguardi del sapere ha raggiunto grandi risultati e per quanto ci riguarda continueremo a fare la nostra parte contribuendo a sostenere team e progetti di ricerca che, nel riprendere in mano il passato, possano dare alle nostre comunità e alla Sardegna intera uno slancio più forte verso il futuro», ha concluso Martino Sanna.
La Riserva della Biosfera. «È una soddisfazione straordinaria condividere gli esiti di questo studio, che conferma l’importanza dei monitoraggi condotti dagli speleologi in collaborazione con gli istituti di ricerca negli ambienti carsici. La cooperazione tra Riserva MaB Unesco, associazione Phreatic e Università di Bruxelles ha portato non solo a nuove conoscenze sulla biodiversità della Sardegna, ma ha aperto una strada, basata sulla genomica, per condurre analisi più veloci e meno invasive sullo stato ambientale dei nostri territori», così il referente per il Parco di Tepilora della Riserva di Biosfera, Francesco Murgia.
L’Università. In video collegamento da Roma, il prof. Fabio Stoch ha ricordato come: «Lo studio biologico sull’acquifero carsico del Monte Albo, effettuato con moderne tecniche molecolari basate sul sequenziamento del Dna, ha consentito di scoprire una decina di specie di crostacei acquatici: del tutto nuove per la scienza. Queste specie sono esclusive del Monte Albo; la più cospicua e frequente è un crostaceo che può raggiungere i 2 cm di lunghezza, la cui descrizione, in corso di stampa sul prestigioso Zoological Journal of the Linnean Society, recherà il nome della località dove è stato raccolto e si chiamerà Stenasellus montisalbi. Studiandola, abbiamo potuto ricostruire la sua origine ed evoluzione: si tratta di una specie di origine molto antica, più antica del distacco della placca sardo-corsa dall’area europea avvenuta a partire da 20-18 milioni di anni fa. In pratica, la Sardegna, come una grande ‘zattera’, ha trasportato i discendenti di molte di queste specie durante la sua migrazione nel Mediterraneo i quali, nel tempo, si sono evoluti in nuove specie tutte endemiche dell’isola. Il progetto – ha proseguito il prof. Fabio Stoch – si è anche avvalso di tecniche innovative per il sequenziamento del Dna ambientale; il Dna disperso nell’ambiente ha consentito di delineare la distribuzione della fauna nell’acquifero, individuando diverse compartimentazioni dello stesso, la loro dinamica in funzione delle variazioni idrologiche e di mettere in luce le correlazioni tra le acque sotterranee e i sovrastanti ambienti di superficie. I risultati dell’applicazione di tale tecnica hanno aperto la strada a un nuovo progetto europeo, ‘Biodiversa + (Sub-BioMon)’, che consentirà di verificare gli effetti dei cambiamenti climatici e delle attività antropiche sulle acque sotterranee».
Gli speleosubacquei. «La Grotta di Sa Conca ‘e Locoli, nel massiccio del Monte Albo – ha spiegato lo speleosub Andrea Marassich – rappresenta uno dei sistemi carsici più complessi della Sardegna. Dopo circa 300 metri, tra pozzi e laghetti, si raggiunge il sifone iniziale da cui si sviluppano due rami distinti. Verso monte si estende il ramo più tecnico, con cinque sifoni progressivamente più impegnativi: il terzo è attualmente il più profondo tra i conosciuti in Sardegna ed è esplorato con rebreather (una respirazione a circuito chiuso, ndr.) e scooter subacquei. Verso valle, la diramazione Siniscola termina con un quinto sifone stretto e non percorribile; qui la difficoltà principale è la lunga e articolata parte asciutta post-sifone, che richiede elevato impegno fisico e gestione del rischio», ha concluso il presidente dell’associazione Phreatic.











