Il Primo Maggio rappresenta molto più di una ricorrenza simbolica: è il giorno in cui si riafferma il valore del lavoro come fondamento della dignità della persona, della coesione sociale e dello sviluppo dei territori.
Per la Sardegna, il lavoro continua a essere la vera questione strategica su cui si misura la possibilità di costruire il futuro. «Dove il lavoro manca, si indeboliscono le comunità, crescono le disuguaglianze, si riduce la fiducia delle giovani generazioni nella prospettiva di restare nel territorio e si accentua lo spopolamento», dichiara Pier Luigi Ledda, segretario generale CISL Sardegna.
Questa è una condizione che l’Isola conosce bene: la Sardegna conta oggi poco più di 1 milione e 570mila abitanti, con appena 7.242 nascite annue, un’età media di 48,8 anni e un indice di vecchiaia che supera quota 266.
Negli ultimi anni alcuni segnali di ripresa occupazionale sono emersi, ma non bastano. Il tasso di occupazione è salito al 57,7%, mentre la disoccupazione è scesa all’8,3%. Tuttavia restiamo lontani dai livelli medi nazionali ed europei, e soprattutto permane un problema strutturale di qualità del lavoro.
«Il tema centrale non è soltanto creare posti di lavoro, ma costruire lavoro stabile, qualificato, sicuro e adeguatamente retribuito», continua il segretario. Troppo spesso in Sardegna l’occupazione resta fragile, segnata da precarietà e fragilità economica: la retribuzione media annua si attesta intorno ai 17.500 euro, circa 6 mila euro in meno rispetto alla media italiana; il part-time coinvolge oltre il 21% degli occupati e il lavoro a tempo determinato il 16%; entrambi sopra la media nazionale.
Persistono forti disuguaglianze nell’accesso al lavoro. Le donne continuano a scontare margini elevati di esclusione dal mercato occupazione, con un tasso di inattività femminile pari al 43,2%, mentre i giovani incontrano ostacoli nell’accesso al mondo del lavoro.
Le trasformazioni che attraversano il nostro tempo – dalla transizione energetica a quella digitale, fino ai cambiamenti demografici – impongono una nuova capacità di sviluppo.
«Non possiamo limitarci a subire questi processi: dobbiamo orientarli, mettendo al centro la persona, le competenze e la qualità del lavoro», evidenzia Pier Luigi Ledda.
Per la CISL Sardegna è fondamentale investire in maniera concreta in una formazione continua, innovazione, politiche attive e raccordo tra sistema educativo e sistema produttivo. È necessario rafforzare i settori strategici dell’economia regionale – industria, energia, agroalimentare, logistica, turismo e servizi avanzati – per generare occupazione di qualità e nuove opportunità nel territorio.
Non bisogna dimenticare che non esiste lavoro dignitoso senza sicurezza. Ogni infortunio sul lavoro è una ferita per tutta la comunità e richiama tutti – istituzioni, imprese e parti sociali – a una responsabilità condivisa nel rafforzare prevenzione, controlli e cultura della sicurezza.
La Sardegna ha bisogno di una strategica di viluppo fondata sul dialogo sociale e sulla partecipazione. È questo il metodo che la CISL propone: confronto, responsabilità e concertazione.
«Per questo Primo Maggio rinnoviamo il nostro impegno perché il lavoro torni ad essere la priorità dell’agenda regionale e nazionale. Perché il lavoro dignitoso è la base su cui si costruiscono libertà personale, autonomia sociale e sviluppo futuro», conclude il segretario CISL Sardegna.








