Una travolgente “affabulazione” con “Mistero Buffo” di Dario Fo e Franca Rame, nell’interpretazione di Elisa Pistis, in scena venerdì 8 maggio alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari per la rassegna Questioni di Stile organizzata dal CeDAC Sardegna, per un omaggio al grande drammaturgo, attore e regista, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura. Una versione “al femminile” della celebre “giullarata” in cui l’attrice e autrice isolana mette l’accento sulle storie della vita di Gesù di Nazareth e di sua madre Maria, tratte dai Vangeli Apocrifi, per affrontare temi universali e di forte attualità alla luce del messaggio evangelico.
Una pièce teatrale per ricordare la figura e l’opera di Dario Fo nel centenario della nascita e nel decennale della scomparsa: in scena uno dei suoi testi più rivoluzionari, quel “Mistero Buffo” ormai divenuto un classico del teatro del Novecento, nato dalla riscoperta dell’arte degli antichi giullari, reiventata grazie allo straordinario talento istrionico e alla capacità dell’artista di dar corpo e voce a tutti i personaggi, in un magnifico affresco di varia umanità.
“Mistero Buffo” – un progetto di Elisa Pistis, con il patrocinio della Fondazione Fo-Rame, produzione TeatroInsonne / Regione Toscana – è un avvincente monologo “corale” in cui gli episodi dell’infanzia di Gesù lasciano il posto ai momenti drammatici della Passione e all’immagine della Madonna ai piedi della croce, simbolo del dolore di tutte le donne che in ogni epoca e a ogni latitudine assistono alla morte dei propri figli. Una pièce in cui si fondono tradizione colta e religiosità popolare, un prezioso “canovaccio” dove si alternano ironia e pathos, per un’intensa prova d’attrice dove il mistero dell’incarnazione si fa racconto e il Figlio di Dio si mostra in tutta la sua “umana” fragilità. La narrazione ne descrive l’evoluzione psicologica, con il passaggio dall’innocenza del fanciullo alla lucida consapevolezza dell’adulto, nel suo estremo sacrificio per la salvezza delle anime e mette in risalto la figura della giovane donna ebrea che rivendica i suoi diritti di madre e cerca di strappare il figlio al suo tragico destino in una moderna sacra rappresentazione, a tratti divertente, perfino esilarante, ma anche poetica e struggente.











