Pintai Bisus 2026: generare, custodire, trasformare. A Quartu Sant’Elena dal 28 maggio al 5 giugno la quinta edizione della rassegna dedicata a poesia, musica, narrazione e riflessione civile.
A Quartu Sant’Elena si rinnova l’appuntamento con Pintai Bisus, il progetto culturale quest’anno alla sua quinta edizione – promosso dall’associazione Elenaledda Vox con il contributo dell’Amministrazione comunale: in programma quattro serate, il 28 e 29 maggio e il 5 e 6 giugno, negli spazi dell’Ex Caserma di via Roma con ingresso libero e gratuito. Inserito nel cartellone di Mare e Miniere, la rassegna itinerante di musica, teatro e danza che si snoda tra primavera e autunno in vari centri dell’Isola, Pintai Bisus si riconosce questa volta in tre parole chiave – generare, custodire, trasformare – che ne definiscono non soltanto il tema, ma anche la sua visione culturale e civile; in un tempo frammentato e veloce, l’iniziativa a Quartu continua a proporsi come spazio necessario di elaborazione collettiva: un luogo capace di generare pensiero critico e relazioni, di custodire memoria e patrimonio simbolico, di trasformare l’eredità ricevuta in energia viva e condivisa.
Fin dal suo esordio, Pintai Bisus ha rappresentato un momento riconoscibile di incontro tra linguaggi artistici differenti, trattando – nel corso delle quattro precedenti occasioni – temi legati alla città, alla lingua, al paesaggio e ai conflitti contemporanei. La quinta edizione rappresenta ora un momento di bilancio e di nuova apertura, consolidando il ruolo della rassegna nel panorama culturale di Quartu Sant’Elena: cinque anni di attività costituiscono infatti un tempo significativo per misurare la continuità del progetto, il suo radicamento nella comunità e la capacità di mettere in relazione artisti, operatori culturali, istituzioni, generazioni e pubblico.
Pintai Bisus si conferma così non come una semplice successione di eventi, ma come un dispositivo culturale capace di produrre parole, suoni, visioni e relazioni: cultura intesa non come ornamento, ma come pratica collettiva attraverso cui una comunità riconosce la propria memoria, interpreta il presente e immagina il futuro.










