La giornata conclusiva della presenza sarda al Salone si è configurata come un attraversamento compatto dei linguaggi che oggi definiscono il modo in cui l’isola si racconta e si proietta nel mondo. La mattina si è aperta con un incontro dedicato a La musica nasce dove deve nascere di Remo Brandoni, un’opera che interroga la natura stessa dell’atto creativo e che, nel dialogo tra autore e intelligenza artificiale, ha offerto al pubblico un terreno di confronto in cui la sensibilità umana e la logica algoritmica cercano un punto di contatto. L’incontro ha mostrato come la musica, nella sua dimensione più intima, possa diventare un laboratorio di relazione tra memoria personale, esperienza artistica e nuove forme di ascolto, aprendo una riflessione più ampia sul ruolo degli strumenti digitali nella costruzione del pensiero musicale.
La narrativa ha poi assunto il centro della scena con Baci di laguna di Roberto Brughitta, un romanzo che riporta il lettore nella Sardegna medievale e che intreccia una storia d’amore con un contesto storico segnato da tensioni, trasformazioni e testimonianze materiali ancora vive nel territorio. Il dialogo con l’autore ha restituito la complessità di un’epoca in cui i villaggi, i monasteri e le comunità locali diventano luoghi di passaggio, di conflitto e di resistenza, mentre le letture hanno dato voce a un immaginario che unisce rigore documentario e forza narrativa.
A seguire, L’alchimista di Biddemores di Igor Melis ha riportato il pubblico in una Sardegna sospesa tra mito e quotidiano, dove l’arrivo di Nino nel 1984 diventa occasione per esplorare un territorio emotivo fatto di affetti, tensioni, figure arcaiche e memorie che riaffiorano. Il racconto si muove tra realtà e simbolo, restituendo una comunità che non si lascia ridurre a nostalgia ma che continua a trasformarsi, mantenendo intatta la propria capacità di evocare un senso di appartenenza.
Il percorso è proseguito con L’isola muta di Andrea Negro, un viaggio nei silenzi della Sardegna che si fa diario interiore e attraversamento di luoghi, volti e atmosfere. Il libro mette in scena una rigenerazione emotiva che nasce dal contatto con l’essenza più autentica dell’isola, una dimensione in cui la geografia diventa esperienza e la memoria si intreccia con il paesaggio, restituendo un’immagine della Sardegna come spazio di ascolto e di trasformazione. Nel pomeriggio, la chiusura del programma ha rivolto lo sguardo verso il futuro con l’incontro dedicato a Sebina AI, evoluzione dello storico sistema bibliotecario, oggi utilizzato da numerose reti italiane per la gestione di cataloghi, servizi e attività bibliotecarie.
L’incontro, a cura del Servizio valorizzazione e gestione del patrimonio culturale della Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con Innovation & Solution Designer Biblioteche e Dot Beyond, è stato coordinato da Elisabetta Pani, direttrice del Servizio Valorizzazione e Gestione del Patrimonio culturale presso la Direzione Generale dei Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, insieme ad Angela Messina e Marisa Montanari, con la moderazione di Floriana Me.
Il confronto ha messo al centro le potenzialità dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi della conoscenza, mostrando come Sebina AI trasformi il catalogo bibliotecario in uno strumento capace di comprendere il linguaggio naturale e accompagnare gli utenti nella ricerca senza richiedere competenze tecniche specifiche. La piattaforma interpreta il significato delle domande, collega temi, autori, luoghi e materiali differenti e costruisce percorsi di consultazione più intuitivi, accessibili e inclusivi.
L’esperienza della Sardegna assume in questo contesto un valore particolare perché nasce all’interno di una rete bibliotecaria già integrata e diffusa sul territorio. La tecnologia non sostituisce il lavoro delle professioniste e dei professionisti delle biblioteche, ma ne rafforza la funzione pubblica, facilitando l’incontro tra utenti, patrimonio documentario e conoscenza.
Il dialogo tra le esperte del settore ha evidenziato come l’innovazione possa diventare uno strumento concreto di valorizzazione culturale, capace di trasformare la consultazione in un’esperienza di scoperta e approfondimento. Le biblioteche emergono così come luoghi in cui memoria e innovazione convivono, custodendo il patrimonio culturale e aprendosi allo stesso tempo a nuovi modi di esplorare e condividere il sapere.
La quarta giornata del Salone restituisce così l’immagine di una Sardegna capace di tenere insieme radici e visione, letteratura e tecnologia, patrimoni culturali e sistemi digitali della conoscenza.
Una presenza che continua a raccontarsi attraverso linguaggi differenti ma attraversati da una stessa tensione verso il futuro.










