A volte le storie si chiudono in luoghi impensati. Non in una sala istituzionale, non durante una cerimonia ufficiale, ma al capolinea degli autobus, in un’ora e mezza strappata agli impegni, mentre una viandante sta per riprendere il proprio viaggio. È qui che stamattina si sono incontrate Paola Piras, Pinuccia Lai e Rosalba Castelli: la prima è la madre di Mirko Farci, il giovane ucciso nel 2021 mentre tentava di difendere la mamma dall’aggressione dell’ex compagno della donna; la seconda è la madre di Carlotta e Daniela, uccise dal padre in uno dei più atroci casi di violenza vicaria avvenuti in Sardegna; la terza è la presidente dell’associazione Artemixia che, negli ultimi mesi del 2025, ha girato a piedi per la Sardegna con l’intento di sensibilizzare la popolazione sul tema della violenza di genere, attraverso il progetto “Orme d’ombra”.
A unirle è stato un nastro, la cui storia inizia il 21 ottobre 2025, nel cuore di “Orme d’ombra”. Rosalba Castelli era in cammino da circa quarantacinque giorni. Alle sue spalle c’erano già centinaia di chilometri percorsi, decine di incontri nelle scuole e nelle comunità, nastri deposti in memoria delle vittime della violenza maschile. Davanti a lei c’erano ancora cinquantacinque giorni di viaggio, testimonianza, azioni di memoria e sensibilizzazione che l’avrebbero portata ad attraversare l’intera Isola. Quel giorno una docente di Jerzu le chiese di onorare la memoria di Mirko Farci, durante un incontro con oltre 300 studenti del territorio. Una ricamatrice di San Giovanni Suergiu aveva realizzato due nastri dedicati a Mirko e li aveva fatti arrivare a Jerzu. È lì che la storia di Mirko è entrata ufficialmente nel cammino di Rosalba.
Da quel giorno è diventata una delle storie che la viandante porta con sé nello zaino e restituisce durante incontri pubblici, attività nelle scuole (anche a Torino e Pinerolo) e momenti di confronto con le comunità. Una storia capace di emozionare persone giovani e adulte, di generare domande, di aprire riflessioni profonde sul ruolo individuale e collettivo nel riconoscere, contrastare e fermare la violenza. Da quell’incontro nasce anche un ulteriore segno di memoria: il nome di Mirko entrerà nella biblioteca scolastica di Jerzu, affinché continui a parlare alle nuove generazioni. Nel frattempo, a Ulassai è stato ricamato un terzo nastro, destinato a rimanere alla scuola media di Tortolì, mentre il nastro che aveva già iniziato il suo viaggio ha continuato a restare nello zaino della viandante, in attesa di ritornare alla sua destinataria. Cosa che è avvenuta nella mattinata di oggi.
Ieri è stata conferita a Mirko Farci la Medaglia d’Oro al Merito Civile. Un riconoscimento che arriva anni dopo i fatti e che restituisce pubblicamente il valore di quella scelta compiuta da un giovane uomo coerente con i propri valori. «Ricordi quando mi avevi detto che avevi paura che Mirko venisse dimenticato? Io ti promisi che non sarebbe successo. Ti promisi che avrei continuato a raccontare la sua storia nelle scuole e negli incontri pubblici. Ieri Mirko ha ricevuto una medaglia. Oggi sono qui per consegnarti il suo nastro». Così Rosalba Castelli a Paola Piras durante un incontro che assume un significato che va ben oltre la semplice consegna di un oggetto. Un nastro ritorna alla madre dopo aver attraversato la Sardegna, dopo essere stato portato da centinaia di giovani nelle marce che hanno accompagnato le azioni di sensibilizzazione di Orme d’ombra, dopo essere entrato nelle scuole, nei dibattiti e nelle comunità. Due madri si riconoscono nel dolore e nella forza necessaria per continuare a vivere. Qui Pinuccia ricorda più volte che le cose devono cambiare. Che bisogna continuare a lavorare con i giovani. Che occorre entrare nelle scuole, parlare, confrontarsi, costruire consapevolezza. Ringrazia Rosalba per il lavoro svolto in questi anni e le augura buon cammino, perché sa quanto sia importante continuare a seminare domande e responsabilità nelle nuove generazioni. «A volte non serve dire niente. Basta un abbraccio».
Oggi era presente alla consegna anche l’assessora delle Politiche sociali del comune di Tortolì, Irene Murru, che con discrezione ed empatia ha documentato un momento profondamente privato pur avvenuto nello spazio pubblico.











