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17 giugno 2026: Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità

17 Giugno 2026
in Ambiente
Reading Time: 4 mins read
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Legambiente Sardegna: «Senza una rete ferroviaria moderna, la transizione ecologica resta un miraggio»

Oltre il 50% del territorio esposto al rischio desertificazione e oltre il 50% dell’acqua persa lungo le reti di distribuzione: la Sardegna deve cambiare passo.
Servono interventi urgenti per rendere il territorio resiliente ai cambiamenti climatici,ridurre le perdite nella rete idrica, accelerare l’innovazione in agricoltura, e chiudere il ciclo della gestione integrata delle acque per ridurre i consumi.

Al fine di sensibilizzare i governi, le organizzazioni e gli individui sulla responsabilità collettiva nell’utilizzo sostenibile dell’acqua e di prevenire la desertificazione e la siccità, nel 1995 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto il 17 giugno per celebrare la Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità. Lo stesso giorno, nel 1994 veniva adottata a Parigi la Convenzione per la lotta alla desertificazione (UNCCD – United Nations Convention to Combat Desertification), ratificata da 200 Paesi. Il fenomeno non indica l’avanzata di dune sabbiose, ma la progressiva perdita di produttività del suolo e della sua capacità di trattenere acqua, che diventa inerte e sterile.
In occasione della Giornata, che nel 2026 è dedicata al tema “Pascoli: riconoscere. Rispettare. Ripristinare”, Legambiente Sardegna richiama l’attenzione su una crisi ambientale che riguarda l’isola sempre più da vicino. I dati più aggiornati indicano infatti che la desertificazione non è uno scenario futuro, ma un processo già in atto, favorito dal cambiamento climatico e aggravato da una gestione del territorio non sempre sostenibile.
Secondo l’analisi dell’Atlante Nazionale delle Aree a Rischio Desertificazione 1 , basata su indicatori climatici e pedologici il 51,8% del territorio italiano è potenzialmente a rischio desertificazione e la Sardegna rientra integralmente nelle aree predisposte al fenomeno, confermando una condizione strutturale di fragilità. In particolare, nel rapporto si evidenzia che ben il 52% del territorio regionale è in condizione critica di sensibilità alla desertificazione e un ulteriore 37% è classificato come fragile, mentre solo l’1% è considerato non soggetto al rischio.

L’analisi del clima regionale 2 conferma che i cambiamenti climatici sono ormai una realtà con la quale l’isola deve confrontarsi quotidianamente. Nel 2025, la regione ha registrato un’anomalia nelle temperature massime di 1,3°C rispetto alla media 1981-2010, con aumenti fino a 4,1°C nei mesi estivi.
Corrispondentemente si registrano anomalie positive per le giornate estive (temperature superiori ai 30°C) e le notti tropicali (temperature che non scendono sotto i 20°C) che a Stintino sono state ben 110.
Ma la prova più evidente che la crisi climatica si sviluppa secondo una successione di eventi estremi è nel fatto che la regione è uscita dalla pluriennale crisi siccitosa, che ha portato gli invasi sardi ad un livello di criticità che non si vedeva da più di vent’anni, solo attraverso un altro evento estremo, il ciclone Harry, che ha riempito gli invasi al prezzo degli ingenti danni causati dalle straordinarie mareggiate e dalle piogge intense. Ma l’elenco degli eventi estremi registrati nel 2025 è lungo e variegato: in agosto, tra Samatzai e Pimentel (SU) è stata rilevata grandine con chicchi di ben 6 cm, e sono state registrate 20 trombe marine in prossimità delle coste sarde, una delle quali al Poetto di Cagliari (23 settembre).
Il dato forse più significativo riguarda proprio le precipitazioni. Non si tratta solo di una diminuzione complessiva, ma soprattutto di una distribuzione sempre più irregolare. In molte aree dell’isola, nel corso del 2025, si sono registrati mesi con precipitazioni inferiori fino al 75% rispetto alla media, e in primavera-estate in alcuni casi è caduta appena un quarto della pioggia normalmente attesa. Questo squilibrio amplifica i processi di erosione e impedisce ai suoli di mantenere la loro fertilità. Ed è proprio il suolo l’elemento più vulnerabile. In Sardegna, come in gran parte del Mediterraneo, l’erosione rappresenta il principale motore della desertificazione. La combinazione tra piogge violente, periodi di siccità, incendi e sovrasfruttamento tende a impoverire progressivamente i terreni, riducendone la capacità di trattenere acqua e sostanza organica. A ciò si aggiungono fenomeni come la salinizzazione delle falde nelle aree costiere e la perdita di copertura vegetale, che contribuiscono a rendere sempre più difficoltosa la rigenerazione naturale degli ecosistemi.
Le conseguenze di questa trasformazione sono già evidenti. Il settore agricolo e pastorale, pilastro dell’economia regionale, è sempre più esposto a perdite produttive e a un aumento dei costi legati alla gestione dei terreni. Anche le risorse idriche diventano più incerte, con ripercussioni sugli usi civili ed economici. Parallelamente, si registra un impoverimento della biodiversità e una maggiore vulnerabilità del territorio agli incendi e al dissesto.
La risposta, secondo Legambiente, deve partire da una gestione più sostenibile delle risorse naturali. È necessario intervenire contemporaneamente su più fronti: migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua, rigenerare i suoli attraverso pratiche agricole conservative, ridurre il consumo di suolo e rafforzare le politiche di prevenzione degli incendi. Allo stesso tempo, è fondamentale integrare le strategie di adattamento al cambiamento climatico nella pianificazione territoriale riconoscendo il suolo e l’acqua come risorse strategiche per il futuro dell’isola.
Per Legambiente Sardegna, i dati scientifici confermano la necessità di un cambio di passo immediato: «la desertificazione non è un problema lontano nel tempo o nello spazio – sottolinea Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna – ma una realtà concreta che sta già modificando il paesaggio, l’economia e la qualità della vita nell’isola. Il cambiamento climatico sta accelerando processi di degrado che erano già in atto come l’erosione del suolo, la salinizzazione delle falde costiere, gli incendi e la perdita di copertura vegetale, rendendo indispensabile un’azione coordinata e strutturale. La Sardegna può ancora invertire questa tendenza – conclude -, e farlo significa proteggere il territorio, sostenere
l’economia e garantire prospettive alle comunità locali».
«L’Atlante dell’Acqua 2026 di Legambiente riporta la Sardegna come terza regione italiana per numero di eventi estremi che hanno causato danni al settore agricolo 3 – spiega Giorgio Querzoli, responsabile scientifico di Legambiente Sardegna –. Servono interventi concreti ed immediati per ridurre le perdite nella rete idrica oggi superiori al 50%, sostegno agli agricoltori per accelerare l’innovazione verso l’agricoltura di precisione, chiudere il ciclo della gestione integrata delle acque con il riuso, e una gestione sempre più attenta del territorio nella prevenzione degli incendi. Contrastare la desertificazione significa difendere il futuro dell’isola, mentre ogni ritardo rende il fenomeno più difficile e costoso da fermare.»

Nella foto di copertina spiega Giorgio Querzoli, responsabile scientifico di Legambiente Sardegna

Tags: Giorgio QuerzoliMarta Battaglia
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