L’Einstein Telescope non è soltanto un progetto scientifico: è una sfida strategica europea destinata a cambiare il volto della Sardegna. «Lo abbiamo visto con il Cern: nel tempo, infrastrutture di questo livello possono trasformare interi territori», ha detto la presidente della Regione Alessandra Todde.
La presidente è intervenuta alla conferenza politica e scientifica “Einstein Telescope: scienza, territorio e sovranità strategica europea”, organizzata a Cagliari, nella sala auditorium di Sa Manifattura, da The Left in the European Parliament.
Alessandra Todde ha ribadito che la candidatura della Sardegna viene portata avanti «in piena sintonia con la ministra Bernini e con il Governo nazionale», con l’obiettivo di fare dell’isola la sede dell’Einstein Telescope.
La presidente ha richiamato anche il confronto con la Sassonia e con gli altri territori europei coinvolti nella sfida. «Una delle cose che mi ha colpito quando ho visitato la Sassonia è stata l’idea di partire da radici condivise, come le miniere, per costruire nuove possibilità tecnologiche», ha spiegato Alessandra Todde.
Secondo la presidente, il valore dell’Einstein Telescope non si esaurisce nella ricerca scientifica, ma riguarda la capacità di trasformare competenze, storia industriale e risorse territoriali in nuove opportunità. «Dobbiamo capire quali prospettive possono essere messe in campo per valorizzare ciò che abbiamo: dai residui minerari all’ottica, dalla formazione alle ricadute industriali. Competendo nei contesti tecnologici possiamo essere tra i primi e contribuire a dettare l’agenda.»
Alessandra Todde ha sottolineato che la sfida deve restare pienamente europea: «Non vogliamo un’Europa dell’egoismo, dove ciascuno combatte solo per portarsi a casa l’investimento. Dobbiamo ragionare come Europa, costruendo una grande iniziativa europea sostenuta dai governi, non piccole iniziative separate in Sassonia, in Olanda e in Sardegna».
L’assessora regionale del Lavoro Desirè Manca ha richiamato il tema delle ricadute occupazionali e della formazione. «In un territorio in cui si parla spesso di spopolamento, abbiamo davanti un progetto europeo che concentra ricerca e innovazione in una delle zone meno conosciute e più fragili della Sardegna. Una costruzione decennale di questa portata potrà coinvolgere migliaia di lavoratori.»
Per Desirè Manca, la Regione deve prepararsi da subito: «Abbiamo il dovere di formare i lavoratori sardi, costruire nuove professionalità e creare le condizioni per far rientrare le competenze che hanno lasciato l’isola. L’obiettivo è occupare i nostri giovani e riattrarre chi è partito. Siamo pronti».
Nel corso del convegno è stato evidenziato come l’Einstein Telescope possa attivare una filiera produttiva ampia: meccanica di precisione, infrastrutture, ingegneria civile, cantieri, servizi specializzati e competenze industriali necessarie per realizzare un’opera di questa portata.
Alessandro Cardini, direttore dell’Infn di Cagliari, ha ripercorso le tappe della candidatura sarda e il ruolo di Sos Enattos nel percorso verso l’Einstein Telescope.
Uno dei passaggi più concreti riguarda l’ET-SUnLab a Lula, il centro multidisciplinare che nascerà nell’area di Sos Enattos attraverso il recupero di due strutture oggi inutilizzate. Gaetano Schillaci ha spiegato che il progetto, realizzato con il sostegno della Regione, prevede spazi dedicati alla ricerca, alla formazione e alla divulgazione scientifica.
Gaetano Schillaci ha ricordato che la progettazione è stata completata, la gara è stata avviata e, con l’impresa aggiudicataria, si è ormai nella fase di partenza dei lavori. L’avvio del cantiere è previsto a settembre, con l’obiettivo di inaugurare il SUnLab entro settembre 2027. Nel centro troverà spazio anche MezzoCielo, il telescopio terrestre che contribuirà a rafforzare il ruolo di Lula e della Sardegna.
Il convegno ha confermato la centralità della Sardegna nella sfida per ospitare l’Einstein Telescope e la necessità di continuare a lavorare su un progetto capace di unire scienza, territorio, sviluppo industriale e sovranità strategica europea.
La presidente è intervenuta alla conferenza politica e scientifica “Einstein Telescope: scienza, territorio e sovranità strategica europea”, organizzata a Cagliari, nella sala auditorium di Sa Manifattura, da The Left in the European Parliament.
Alessandra Todde ha ribadito che la candidatura della Sardegna viene portata avanti «in piena sintonia con la ministra Bernini e con il Governo nazionale», con l’obiettivo di fare dell’isola la sede dell’Einstein Telescope.
La presidente ha richiamato anche il confronto con la Sassonia e con gli altri territori europei coinvolti nella sfida. «Una delle cose che mi ha colpito quando ho visitato la Sassonia è stata l’idea di partire da radici condivise, come le miniere, per costruire nuove possibilità tecnologiche», ha spiegato Alessandra Todde.
Secondo la presidente, il valore dell’Einstein Telescope non si esaurisce nella ricerca scientifica, ma riguarda la capacità di trasformare competenze, storia industriale e risorse territoriali in nuove opportunità. «Dobbiamo capire quali prospettive possono essere messe in campo per valorizzare ciò che abbiamo: dai residui minerari all’ottica, dalla formazione alle ricadute industriali. Competendo nei contesti tecnologici possiamo essere tra i primi e contribuire a dettare l’agenda.»
Alessandra Todde ha sottolineato che la sfida deve restare pienamente europea: «Non vogliamo un’Europa dell’egoismo, dove ciascuno combatte solo per portarsi a casa l’investimento. Dobbiamo ragionare come Europa, costruendo una grande iniziativa europea sostenuta dai governi, non piccole iniziative separate in Sassonia, in Olanda e in Sardegna».
L’assessora regionale del Lavoro Desirè Manca ha richiamato il tema delle ricadute occupazionali e della formazione. «In un territorio in cui si parla spesso di spopolamento, abbiamo davanti un progetto europeo che concentra ricerca e innovazione in una delle zone meno conosciute e più fragili della Sardegna. Una costruzione decennale di questa portata potrà coinvolgere migliaia di lavoratori.»
Per Desirè Manca, la Regione deve prepararsi da subito: «Abbiamo il dovere di formare i lavoratori sardi, costruire nuove professionalità e creare le condizioni per far rientrare le competenze che hanno lasciato l’isola. L’obiettivo è occupare i nostri giovani e riattrarre chi è partito. Siamo pronti».
Nel corso del convegno è stato evidenziato come l’Einstein Telescope possa attivare una filiera produttiva ampia: meccanica di precisione, infrastrutture, ingegneria civile, cantieri, servizi specializzati e competenze industriali necessarie per realizzare un’opera di questa portata.
Alessandro Cardini, direttore dell’Infn di Cagliari, ha ripercorso le tappe della candidatura sarda e il ruolo di Sos Enattos nel percorso verso l’Einstein Telescope.
Uno dei passaggi più concreti riguarda l’ET-SUnLab a Lula, il centro multidisciplinare che nascerà nell’area di Sos Enattos attraverso il recupero di due strutture oggi inutilizzate. Gaetano Schillaci ha spiegato che il progetto, realizzato con il sostegno della Regione, prevede spazi dedicati alla ricerca, alla formazione e alla divulgazione scientifica.
Gaetano Schillaci ha ricordato che la progettazione è stata completata, la gara è stata avviata e, con l’impresa aggiudicataria, si è ormai nella fase di partenza dei lavori. L’avvio del cantiere è previsto a settembre, con l’obiettivo di inaugurare il SUnLab entro settembre 2027. Nel centro troverà spazio anche MezzoCielo, il telescopio terrestre che contribuirà a rafforzare il ruolo di Lula e della Sardegna.
Il convegno ha confermato la centralità della Sardegna nella sfida per ospitare l’Einstein Telescope e la necessità di continuare a lavorare su un progetto capace di unire scienza, territorio, sviluppo industriale e sovranità strategica europea.










