La revoca dell’Autorizzazione Unica per il resort di Cala Finanza da parte del Governo italiano è una vittoria della mobilitazione popolare ampia ed eterogenea. Una vittoria politica del movimento, che ha portato a un passo indietro prima del Comune e poi del Governo, nonché ad avere una sponda istituzionale da parte della RAS.
È bene che le nostre norme di tutela abbiamo prevalso, ma sarebbe un errore leggere questa vicenda come un punto di arrivo.
Il problema, come abbiamo evidenziato anche alla manifestazione di ieri, non è il singolo progetto, ma lo strumento che lo ha reso possibile. La Zona Economica Speciale Unica per il Sud, infatti, resta in piedi, con le sue procedure semplificate che concentrano nelle mani dello Stato centrale il potere di scavalcare la pianificazione regionale. Oggi il Governo italiano ha dovuto arretrare perché il Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo ha revocato la propria delibera. Domani, davanti a un ente locale più debole, potrebbe non arretrare affatto. Un meccanismo che funziona solo grazie alla resistenza dei territori non è una garanzia, è un rischio strutturale, e resta lì, pronto a essere riattivato. Per questo, la Regione deve attivarsi per identificare il percorso legislativo e politico per bloccare lo strumento della ZES. Su questo si misura la coerenza con la battaglia di Cala Finanza.
C’è poi un secondo fronte che chiede la nostra attenzione. La revisione del Piano Paesaggistico Regionale, avviata dalla Giunta Todde, è ora nella sua fase di partecipazione territoriale. Nessuno contesta che uno strumento approvato nel 2006 vada integrato e aggiornato dopo vent’anni. Ma proprio la vicenda di Cala Finanza dimostra quanto sia facile, in nome dell’aggiornamento e dello sviluppo, allentare le maglie di una tutela che ha retto per due decenni. La pressione speculativa, lo ha detto la stessa Regione, si è spostata dalle coste alle zone interne, complice la corsa agli impianti di energia rinnovabile. Riscrivere le regole in questo contesto significa riscriverle mentre chi vuole aggirarle è già al lavoro. Per questo bisogna far sentire con forza la pressione popolare.
Noi continueremo a seguire da vicino tanto il percorso di revisione del PPR così come ogni nuovo tentativo di aggirare la pianificazione regionale attraverso la ZES.
Le regole che i sardi si sono dati per proteggere le proprie coste, il proprio paesaggio e orientare il proprio sviluppo non si toccano nel silenzio di un tavolo tecnico romano.
Quella di Cala Finanza è una vittoria. Ma la tutela del territorio sardo non si difende una volta sola, si difende ogni volta che qualcuno prova a riscriverne le regole, comprese quelle che si stanno rivedendo proprio in questi mesi.
Cristiana Cacciapaglia e Danilo Lampis
Portavoce di Sardegna chiama Sardegna










