Questa mattina circa cinquecento donne hanno percorso a piedi nudi i sette chilometri che separano Cabras dal villaggio di San Salvatore. Con l’arrivo di Santu Srabadoeddu al villaggio campestre sono iniziati ufficialmente gli undici giorni di Festa.
Dopo la partenza dalla chiesa di Santa Maria, alle prime ore del mattino, la processione ha lasciato il paese e imboccato su camminu de su Santu. A piedi nudi, con gli abiti della tradizione, le donne hanno proceduto tra preghiere, canti in lingua sarda e lunghi momenti di raccoglimento, affrontando una giornata resa più impegnativa dalle condizioni climatiche.
«Con l’arrivo di Santu Srabadoeddu a San Salvatore entra nel vivo uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per Cabras. Gli undici giorni di Festa coinvolgono l’intera comunità e rappresentano un momento di grande partecipazione, capace di unire il valore della tradizione alla vita civile del paese. Il nostro impegno è quello di accompagnare questi giorni con attenzione e responsabilità, valorizzando un evento che appartiene profondamente al territorio e che continua ad attirare partecipanti e visitatori», dichiara il sindaco di Cabras Andrea Abis.
«Per noi questo cammino comincia molto prima della partenza. C’è la preparazione degli abiti, il fazzoletto sistemato sul capo, le preghiere che conosciamo da sempre. Quest’anno abbiamo avuto con noi tantissime ragazze giovani, e questo è forse l’aspetto che ci emoziona di più: sapere che quello che abbiamo ricevuto dalle nostre famiglie non si ferma a noi, ma continua attraverso chi oggi cammina per la prima volta accanto alle proprie madri e alle proprie nonne», dichiara la presidente dell’Associazione Santu Srabadoeddu Maria Francesca Spanu.
Lungo il sentiero sono tornate immagini che appartengono da generazioni alla Festa di San Salvatore: i fazzoletti raccolti sul capo, i corpetti e le gonne della tradizione, i rosari tra le mani, i piedi nudi sulla terra del Sinis. Gesti semplici che raccontano un rito vissuto prima ancora che rappresentato.
La polvere sollevata dal cammino, i volti segnati dalla fatica, le preghiere pronunciate insieme e il procedere silenzioso delle donne hanno accompagnato Santu Srabadoeddu verso il villaggio. Una dimensione intima che resta centrale anche quando, attorno alla processione, cresce l’attenzione di chi sceglie di assistere a uno degli appuntamenti più identitari della comunità cabrarese.











