Dopo oltre sette chilometri a piedi nudi circa novecento uomini hanno raggiunto il villaggio di San Salvatore, nel cuore del Sinis. Tra invocazioni e preghiere si è conclusa la prima parte del rito. Domenica sera il ritorno verso Cabras.
Prima ancora di vederli, nel piccolo villaggio di San Salvatore li si sente arrivare. I guettus, i tradizionali colpi pirotecnici, accompagnano i momenti solenni delle celebrazioni religiose, ad annunciare che Is Curridoris sono ormai vicini.
Poi, dalla strada che attraversa il Sinis, comincia ad apparire il lungo cordone bianco. Arrivano dalla polvere de su camminu de su Santu, dopo oltre sette chilometri percorsi a piedi nudi, con il tradizionale saio bianco stretto in vita da un cordone e il simulacro del Santissimo Salvatore al centro della Corsa.
La fatica si legge sui volti e sui piedi, ma negli ultimi metri continuano ad alzarsi le invocazioni che hanno accompagnato il cammino: «Viva Santu Srabadori!», «Viva Is Curridoris!», «Viva sa bandera!».
Le voci dei Corridori si mescolano agli applausi e all’emozione delle persone, amici e parenti che li attendono nel villaggio. È il momento in cui la corsa iniziata a Cabras cambia nuovamente ritmo.
Con l’ingresso a San Salvatore il passo rallenta. Is Curridoris si raccolgono attorno al simulacro del Santo, Sa Bandera accompagna il corteo e la Corsa lascia spazio alla processione che attraversa le strette strade dell’antico novenario.
A scandire questo ultimo tratto sono Is Coggius, gli inni devozionali in lingua sarda dedicati al Santissimo Salvatore. È qui che la tensione accumulata lungo il percorso lascia spazio alla commozione, agli abbracci e alla preghiera. La prima parte del cammino si è compiuta: il Santo è arrivato a San Salvatore.











