‘Il poeta Pinuccio Giudice Marras (Bono 1924 – Macomer 2010), autore di tre raccolte – Sonnios de lugura, Nuoro, 1986; Lampizos de assulenu, Nuoro, 2002 e Lughes de coro, edita da Domus de Janas, con il “contivizu de Paulu Pillonca”, nell’aprile del 2010 – si è caratterizzato per componimenti in rima e una poetica personale in cui ha saputo fissare il proprio vissuto interiore e l’autenticità di voce identitaria.
Prediligendo i moduli della sestina, quartina, e qualificandosi soprattutto tra i più abili e competenti nella creazione di pregevoli sonetos, ha conquistato e ritagliato, per diversi decenni, un ruolo distintivo nei concorsi letterari sardi. Giudice Marras, nell’affermare cultura, radici e appartenenza, ha saputo interpretare e custodire la memoria collettiva in uno scrigno poetico estetico-creativo e di sentimenti etici di pura umanità; la poesia è stata arte esaltata e irrobustita “con fatica e sudore”, per idealità di bene e pace, sempre considerando fede nella “bella poesia” da esprimere in “versos affinados chin abbilidade e maestria”.
Tutto il lavorio poetico naviga sui sentieri della vita e ne fissa sensazioni e sentimenti con estremo realismo, mettendo a frutto l’osservazione, l’esperienza e le profonde meditate riflessioni; si susseguono inevitabili tutte le trame esistenziali e la ricerca emozionale dei contenuti tematici di memoria comunitaria e di radice familiare.
La ricca ed ampia produzione lirica di Giudice Marras, considerato dai tanti estimatori e da diversi critici tra i massimi esponenti della poesia rimata a taulinu in lingua sarda, si lega in modo viscerale alle problematiche specifiche della Sardegna e ne è voce d’amore e memoria civile di riscatto umano, espresso e coltivato concretamente, in ambito lavorativo nel settore delle ferrovie, con l’impegno sindacale.
I versi rispecchiano l’anima e la luce del cuore che dialoga in sentimenti di pura umanità, proponendo verità di vita con stile efficace e nel segno della scrittura letteraria in limba. Con sensibilità unica, e profonda partecipata delicatezza, ha cantato gli affetti; i paesaggi sardi come alto senso e simboli di appartenenza, sottolineandone la vitale necessità di custodire e salvaguardare la completezza degli elementi culturali e tradizionali dell’Isola. Pinuccio Giudice Marras è vissuto principalmente a Macomer, dove si era trasferito giovanissimo da Bono per svolgere la professione di ferroviere.
L’istinto e passione lirica, coltivata con abilità nella poesia in rima, gli viene dal ceppo materno dei Marras. Determinante nel formativo percorso poetico l’appartenenza alla radicata tradizione familiare goceanina, rappresentata dagli zii Remundhu e Mario e dal noto cugino Pietrino (1925-1979), poeta e romanziere.
Le raccolte di Giudice Marras rappresentano testimonianze e pienezza di vita, rivelano un vissuto individuale che è eredità di storia e memoria della cultura umana collettiva. Un messaggio universale di poesia radicato nell’essenza personale e dal valore identitario di versi “limati con abilità e maestria” di cuore.
Il poeta è ricordato a Macomer come “fine narratore delle cose della vita” e “uomo di impegno” che, nella sua produttiva officina poetica, ha saputo rappresentare “i sentimenti di tutti con il canto più antico della nostra lingua”.
Cristoforo Puddu









