Nelle piccole comunità, o realtà delle aree interne della Sardegna, pronunciare un cognome è un oltre lo specifico dato anagrafico: evoca nell’immediatezza un determinato ramo familiare e definisce legami collettivi.
Un cognome si trasforma in “marchio-logo” identitario, capace di custodire radici profonde, storia locale e talvolta pilastro e patrimonio materiale e immateriale su cui si è sviluppato il senso sociale e l’economia di un paese.
È questa la prima riflessione che impone la lettura del volume “Ardauli – S’erèu dei Flore” (Edizioni Sguardi Sardi, Mogoro, 2026) di Tonina Flore.
La documentata ricerca, operata negli archivi Diocesano e Statale di Oristano e nei preziosi registri parrocchiali Quinque Libri del Barigadu (Bidonì, Sorradile, Ardauli, etc.), è sviluppata in un contesto e inquadramento storico di conoscenze sociali ed economiche territoriali che, a partire dalla prima metà del 1600, registra la nascita del capostipite Simon Flory; segue una rete minuziosa di intrecci e trame tra diversi paesi, cognomi, atti notarili, massa ereditaria e nuclei familiari caratterizzati dalla diffusa presenza dei Flore.
Lo studio di Tonina, sulla sua eréntzia, aveva ricevuto un impulso determinante dalle narrazioni e ricordi trasmessi dal “comunicatore di esperienze”, qual’era stato il nonno Antonio; riferendo le vicende degli avi e della mitica figura di Serafina, puntualizzava con orgoglio: “Iàia mia fìada una signòra!”.
La “signora” era Serafina Onida, donna appartenente a un casato benestante e che sfidando le convenzioni dell’epoca basate sullo stato sociale, si maritò per amore con il servo di famiglia Giovanni Flore.
Il legame duramente osteggiato, ebbe la contrarietà del parentado con il conseguente isolamento familiare. Il padre Pietro Onida, nativo di Sorradile e domiciliato in Ardauli, sottoscrisse nell’anno 1839, presso il Pubblico Notaio Pietro Marongiu, l’atto testamentario che sanciva il decaduto diritto di legittima per la figlia Serafina “e totalmente diseredata dai beni del padre testatore per il motivo di aver fatto matrimonio disonorante all’insaputa, ed a dispetto della volontà del genitore, col servo della propria casa Giovanni Flore, giusta il portato dall’articolo 118 della patria legge”.
Serafina beneficiò del lascito di un mulino in località Pardu, unico bene proveniente dal ramo materno. Su questa attività lavorativa, i due giovani sposi e nel suggello di un profondo sentimento d’amore, costruirono un futuro sereno e di riscatto.
La storia di Giovanni e Serafina rappresenta un forte legame di ricordi a cui, con lo scorrere del tempo, si sono sovrapposte le innumerevoli generazioni e rinnovate storie personali di famiglie del Barigadu e di Ardauli.
Lo scritto di presentazione del volume, curato dalla sindaca di Ardauli Costantina Fadda, evidenzia il costruttivo e condiviso percorso d memorie che Tonina ha realizzato come “autobiografia di una famiglia, dalla genealogia alle fonti orali”, perscandagliare e rivelare un rigoroso quadro storico locale e del territorio.
La prefazione del prof. Giuseppe Deiana si sviluppa sull’ampio progetto di recupero della memoria storica e sulla metodologia storiografica legata alla Scuola delle Annales, dove la storia popolare diventa protagonista; decodificando così, comunità e geografia umana, attraverso le specificità dei contesti socio-ambientali, ma soprattutto spostando il focus della ricerca dai soli grandi personaggi pertestimoniare la complessiva umanità e “ricchezza culturale di un popolo”.
La nota introduttiva editoriale è di Ivo Piras che, oltre a essere il fotografo delle meravigliose immagini di corredo al volume e della copertina, ha definito il profondo legame-radice rivelato dall’opera di Tonina e il senso genealogico intercorso, tra passioni e sofferenze, nelle memorie percepite e incorporate dal vissuto di chi ci ha preceduto, determinando orizzonti di futuro.
Lo studio-saggio di Tonina, vasto ed esauriente, soddisfa ampiamente Ardauli e s’erèu Flore; di certo gradito ad ogni lettore sardo per la preziosità metodologica di ricerca e avvincente ricostruzione storica e narrativa.
Il cognome dei Flore traccia e segna, attraverso le vicende di Giovanni e Serafina, la storia di Ardauli: identitario luogo dove convergono i sentimenti d’amore familiare e comunitario, da parte dell’autrice, per i nomi di memoria.
Cristoforo Puddu










