Cinghiali, con un aumento del 15% a causa del lockdown, ma anche cornacchie, cervi, nutrie, volpi, cormorani, gazze, gabbiani, ghiandaie stanno scorrazzando nelle aziende agricole causando ingenti danni e rendendo la vita impossibile agli agricoltori e allevatori che oltre alle perdite non possono programmare.
A lanciare l’allarme è stata Coldiretti Sardegna che ha voluto lanciare un grido di aiuto davanti a quello che loro definiscono, «un’ulteriore calamità che sta distruggendo raccolti, campi, recinzioni e utensili da lavoro ma anche per proporre soluzioni concrete alla politica».
«I branchi di cinghiali – sottolinea Coldiretti – si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali: ci sono diversi casi a Dorgali come a Fluminimaggiore di pecore sventrate e ammazzate dai cinghiali, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone.»
«La situazione è diventata insostenibile nelle campagne con danni per almeno 200 milioni di euro all’anno alle produzioni agricole ma – conclude Coldiretti – viene compromesso anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale. Senza dimenticare il pericolo della diffusione di malattie evidenziato dallo stesso Piano di sorveglianza e prevenzione per il 2021 pubblicato dal ministero della Salute che ribadisce come i cinghiali abbiano una responsabilità fondamentale per la diffusione della Peste Suina Africana, dunque, una delle misure necessarie è la gestione numerica della popolazione di questi animali.»
Antonio Caria











