Sabato 1 agosto è stato riaperto al pubblico di Banari, e non solo, Palazzo Tonca, antico edificio nobiliare in trachite rossa, da sempre la casa d’arte dello scultore Giuseppe Carta.
Nello slargo antistante all’ingresso, in via Marongiu, è stata svelata l’ultima opera, definita “La Prigioniera”, una melagrana che tenta di uscire dal blocco di marmo con la volontà di germinare.
«La riapertura di Palazzo Tonca – afferma Giuseppe Carta – è di fondamentale importanza, perché è casa, è vita, è il luogo dell’anima e della memoria. Non è ancora completo nell’allestimento e negli arredi, ma è certamente l’inizio del sogno che ho intenzione di realizzare. Oltre a ritornare ad essere luogo di arte e di cultura, vorrei che divenisse punto di riferimento e di riflessione: attraverso le opere cerco di comunicare la bellezza e al contempo l’imperfezione della Natura con uno sguardo che pone l’accento sulla sua stessa esistenza. Tutte le germinazioni della Terra nutrono non solo corpi ma anime e visioni, sono simboli di speranza ed è per questo motivo che ne esalto e celebro la Vita in ogni possibile contesto.»
Antonio Caria









