La violazione del diritto internazionale ad opera di USA e Israele con l’aggressione all’Iran sta evolvendo secondo gli scenari peggiori. Come ha denunciato la Segreteria Nazionale dell’ANPI, «le prime vittime dell’attacco sono state in realtà le donne e i giovani che contro il regime degli ayatollah erano scesi in piazza, pagando anche con la vita il loro coraggio». E non c’è stato nessun “regime change”, ammesso e non concesso che sia accettabile bombardare un Paese per favorirlo, mentre ci sono stati un allargamento della guerra al Libano e a tutti i Paesi della penisola arabica, il blocco della principale via mondiale di approvvigionamento energetico con pesantissime ripercussioni economiche su tutto il pianeta, lo sdoganamento del tabù nucleare che ora è contemplato come ipotesi possibile, estrema ma possibile, nel conflitto e ora la richiesta di aiuto logistico, di navi e di truppe avanzata da Trump a Paesi asiatici, europei e del Nord America e alla NATO in una escalation sempre più preoccupante.
In questo scenario il Governo italiano si è distinto per un atteggiamento nei confronti del Presidente USA di subalternità che confligge con gli interessi nazionali. Trump si è lanciato nella nuova avventura senza dare ascolto al Pentagono e oggi, impantanato in una guerra da cui non sa come uscire, si proclama stravincitore ma chiede aiuto. Ma mentre gli altri Paesi e la UE hanno declinato l’invito al coinvolgimento, l’Italia mantiene un atteggiamento ambiguo fatto di rifiuto verbale dell’ingresso in guerra associato a tacito consenso all’utilizzo di basi italiane e alla fornitura di materiale bellico che solo formalmente e parzialmente è etichettabile come difensivo quando l’aiuto è fornito al Paese aggressore.
La Sardegna soffre le note e gravose servitù militari che ne fanno un obiettivo militare privilegiato nel momento in cui il Governo non prende le distanze dalla guerra. Senza dimenticare i nostri soldati (della Brigata Sassari, etc.) i quali, già con scarsa protezione ONU in quel teatro di guerra, rischiano di essere considerati parte belligerante, con tutte le conseguenze del caso, se il Governo italiano non assume posizioni chiare per la pace.
Abbiamo bisogno di contatti diplomatici e trattative che allontanino il pericolo di una guerra nucleare e favoriscano quel dialogo fra i popoli che è condizione imprescindibile per una soluzione pacifica delle controversie internazionali. L’ANPI Sardegna chiede alle SS.VV. di dichiarare l’indisponibilità della nostra terra al supporto di qualsiasi natura alla guerra in atto e di inoltrare una richiesta al Governo nazionale affinché l’Italia prenda nettamente le distanze dalla stessa non solo a parole, ma evitando qualsiasi coinvolgimento che non sia in organismi internazionali incaricati di trovare un accordo di pace fra i belligeranti e di vigilare perché sia rispettato.
Antonello Murgia
Coordinatore regionale ANPI










