Coldiretti Sardegna ha chiamato a raccolta gli allevatori a Olbia per chiedere una svolta sulla vicenda della dermatite bovina in Sardegna.
«Gli allevatori hanno fatto tutto ciò che era stato chiesto loro. Hanno vaccinato, rispettato le regole e sostenuto costi e sacrifici enormi – ha dichiarato il presidente, Battista Cualbu -. Ora non si può continuare a tenere in ostaggio un’intera economia. Il percorso epidemiologico dimostra che la situazione può essere gestita e che le misure devono essere aggiornate, proporzionate e coerenti con la realtà dei territori.»
Per Battista Cualbu c’è la necessità di un intervento deciso sul piano europeo e nazionale: «Chiediamo il declassamento della malattia, la fine dei blocchi generalizzati e la riduzione della zona di sorveglianza. Non è possibile che, dopo l’estinzione di focolai come quello di Samugheo, l’intero sistema resti ancora fermo. Le istituzioni devono assumersi la responsabilità di riaprire le movimentazioni e restituire normalità alle aziende».
Durante la giornata è arrivato il blocco del porto di Olbia per rilanciare i messaggi degli allevatori.
«Gli allevatori non possono più vivere nell’incertezza – dichiara il direttore, Luca Saba -. Ogni giorno di blocco significa costi, animali da mantenere, vendite saltate e famiglie che non sanno come affrontare il futuro. Non stiamo chiedendo scorciatoie, ma decisioni basate sui dati e sull’evoluzione reale della malattia se la situazione è stata sbloccata sul piano sanitario, deve essere sbloccata anche sul piano operativo. La Sardegna non può restare isolata per inerzia burocratica o per l’assenza di decisioni. Basta con i blocchi e basta con le incertezze. La zona di sorveglianza deve essere ridotta, le restrizioni devono essere proporzionate e le aziende devono poter tornare a lavorare. Non si può chiedere agli allevatori di sostenere all’infinito il peso di un’emergenza che non può più essere trattata come se fosse immutata.»
Antonio Caria










