Anche la Cia Sardegna si mobilita e il 20 ottobre sarà alla manifestazione di protesta a Roma per dire stop alla speculazione lungo la filiera, all’esplosione dei costi produttivi e all’abbandono dei territori.
Da mesi Cia – Agricoltori Italiani della Sardegna è mobilitata nell’Isola per portare avanti una seria di rivendicazioni scaturite sia nelle assemblee elettive, sia negli incontri territoriali con agricoltori, cittadini, istituzioni, sindaci, cui hanno partecipato anche la vicepresidente della Provincia del Medio Campidano e l’assessore regionale all’Agricoltura, sui problemi del comparto primario isolano, tra cui i vergognosi corrispettivi, del tutto inadeguati, riconosciuti ai cerealicoltori sardi. Azioni culminate con l’incontro col prefetto di Cagliari, oltre che con le iniziative avviate a tutela del reddito degli agricoltori e degli allevatori nel resto dell’Isola, da Nord a Sud. Ora, dopo il Consiglio direttivo regionale del 15 ottobre, Cia Sardegna parteciperà alla manifestazione a Roma.
Il prossimo 20 ottobre, dalle ore 15.00 alle 18.00 una delegazione di agricoltori e allevatori sardi parteciperà al presidio organizzato davanti a Palazzo Montecitorio nell’ambito della grande mobilitazione promossa dalla Cia nazionale coinvolgendo l’intero Paese. La manifestazione si articola in sei giornate di presidio (dal 13 al 22 ottobre) e vedrà la Sardegna impegnata insieme alle delegazioni delle altre regioni italiane.
Sotto lo slogan e il documento politico “I conti non tornano – Tutto a carico di agricoltori e cittadini”, la Cia si fa promotrice di un’alleanza indispensabile tra chi produce il cibo e chi lo acquista. Entrambi, infatti, sono considerati gli anelli deboli di un sistema economico penalizzato da speculazioni, inflazione e rincari ingiustificati.
«Il 20 ottobre saremo a Montecitorio a fianco degli agricoltori e dei cittadini sardi e italiani. Non si tratta di una protesta corporativa o di settore, ma di una vera e propria battaglia di civiltà. I costi di produzione sono saliti alle stelle, mentre quanto ci viene pagato al campo o nella stalla non copre nemmeno le spese – dichiarano il presidente regionale di Cia Sardegna, Michele Orecchioni, e il direttore, Alessandro Vacca -. Difendere l’agricoltura sarda significa difendere la sovranità alimentare, la qualità del cibo sulle tavole delle famiglie e la sopravvivenza stessa dei nostri comuni e delle nostre aree interne contro lo spopolamento ed il dissesto. Chiediamo interventi immediati e politiche strutturali: non possiamo accettare che i conti continuino a non tornare soltanto a carico di chi lavora la terra e di chi acquista il cibo-»










