La sicurezza non ha confini comunali e non può essere affrontata da ciascuna amministrazione per conto proprio. È questo il messaggio emerso dall’incontro che si è svolto ieri nell’aula consiliare del Comune di Sestu, dove, per la prima volta, i rappresentanti di quattordici Comuni dell’area cagliaritana si sono riuniti per affrontare insieme una delle questioni che maggiormente preoccupano i cittadini.
All’incontro hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni di Assemini (Mario Puddu), Capoterra (Beniamino Garau), Decimomannu (Monica Cadeddu), Elmas (Maria Laura Orrù), Maracalagonis, Monastir (Paola Ugas), Monserrato (Tomaso Locci), Quartu Sant’Elena (assessora Rossana Perra), Quartucciu (Pietro Pisu), San Sperate (assessora Germana Cocco), Selargius (Gigi Concu), Sestu (Michele Cossa), Settimo San Pietro (Gigi Puddu) e Sinnai (Barbara Pusceddu), quest’ultima anche in rappresentanza della Città metropolitana.
Furti, vandalismo, spaccio, degrado urbano, abbandono incontrollato dei rifiuti e fenomeni di illegalità nelle campagne: problemi che interessano, con caratteristiche diverse, tutti i territori e che richiedono risposte coordinate. Particolare preoccupazione è stata manifestata per il crescente coinvolgimento di giovanissimi, in alcuni casi appena undicenni o dodicenni, in episodi di devianza e microcriminalità.
A rendere più difficile la situazione è la grave carenza di personale delle polizie locali. I Comuni dispongono di organici ridotti, che rendono estremamente difficile garantire un controllo adeguato del territorio, soprattutto nelle ore serali e notturne.
E’ stata affrontata anche la situazione del centro migranti di Monastir, le cui criticità si ripercuotono in modo pesante sui Comuni vicini e pone la necessità di rafforzare i controlli e garantire maggiore sicurezza. Un problema che richiede una risposta coordinata e non può essere lasciato sulle spalle dei singoli Comuni interessati.
«I cittadini chiedono sicurezza e hanno diritto a risposte concrete. Ma non possiamo continuare a pensare che ogni Comune debba affrontare da solo problemi che riguardano l’intero territorio. La sicurezza pubblica è una responsabilità primaria dello Stato, ma i sindaci sono il primo punto di riferimento dei cittadini. Non vogliamo limitarci a denunciare le difficoltà o a chiedere più controlli: vogliamo fare la nostra parte, mettendo insieme risorse, competenze e capacità operative. L’incontro di oggi segna l’inizio di un percorso comune.»
Dal confronto sono emerse alcune priorità operative:
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Rafforzare gli organici delle polizie locali, chiedendo alla Regione e allo Stato risorse dedicate e una revisione dei vincoli che limitano le assunzioni, valutando anche la possibilità di un concorso unico tra i Comuni dell’area.
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Mettere in rete le polizie locali, sviluppando forme di collaborazione intercomunale che consentano di utilizzare meglio il personale disponibile e di estendere progressivamente i servizi di controllo, anche nelle ore notturne.
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Investire nella prevenzione, soprattutto tra i più giovani, rafforzando la collaborazione tra scuole, famiglie, servizi sociali e associazioni sportive. La sicurezza non si costruisce soltanto con la repressione, ma anche contrastando il disagio e creando opportunità di crescita e aggregazione.
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Sottoscrivere un protocollo d’intesa tra i Comuni e la Città metropolitana, per dare continuità al coordinamento e costruire un’interlocuzione stabile con la Prefettura e le Forze dell’ordine, nel pieno rispetto delle rispettive competenze.










