Dal 5 ottobre alla Fondazione di Sardegna. La storia e la lingua di un Paese che il Cremlino sostiene non sia mai esistito, una letteratura che la guerra ha cambiato, una propaganda che non ha bisogno di essere creduta per funzionare, e il racconto di chi la guerra la vive. Con una raccolta fondi per un furgone blindato che porti via gli anziani dalla killzone.
Per anni, in Sardegna, dell’Ucraina hanno parlato tutti tranne gli ucraini. Su quello che stava succedendo nel loro Paese, gli ucraini che vivono qui voce in capitolo non ne hanno quasi mai avuta: altri hanno parlato per loro. Queste tre serate le organizzano loro, a ingresso libero.
Cagliari, sala della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta 2.
Lunedì 5 ottobre – «Dalla Rus’ di Kyiv alle trincee»
Olena Ponomareva (Sapienza Università di Roma). Alessandro Achilli e Massimo Tria, slavisti, membri dell’Associazione Italiana di Studi Ucrainistici. Modera Francesco Nocco.
Martedì 6 ottobre – «Fake news, propaganda e verità»
Nona Mikhelidze (Istituto Affari Internazionali), Maryana Trofymova, Francesco Nocco. Modera Costantino De Blasi.
Venerdì 9 ottobre – «Come si vive la guerra»
Igor Marcialis, sardo, osservatore delle Nazioni Uniti da Kyiv. Claudio Locatelli, reporter indipendente. Oles Horodetskyy, presidente dell’Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia. Modera il giornalista Luca Neri.
Il ciclo nasce dalla comunità ucraina della Sardegna, ed è la prima volta che accade sull’isola. Con lei organizzano l’Associazione OCI ODV (Organizzazione Cittadini Immigrati), che dall’inizio dell’invasione ha spedito dalla Sardegna tonnellate di aiuti umanitari, e l’associazione Liberi, Oltre le Illusioni. L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Cagliari e il supporto della Regione Sardegna, ed è finanziata dalla Fondazione di Sardegna, che la patrocina e ospita i tre incontri nella propria sala. Le serate saranno accompagnate anche da saluti istituzionali da parte ucraina.
«Abbiamo sentito spiegare il nostro Paese da persone che non ci sono mai state, e ci siamo trovati a dover dimostrare cose ovvie, a volte con rabbia, a volte con delusione. Chi arriva da una guerra sta nella posizione di chi chiede aiuto, non in quella di chi spiega. Per una volta, però, prendiamoci il tempo di raccontarlo noi.»






