«Prendiamo atto che la Regione certifica il raggiungimento e superamento dei target PNRR: 59 Case della Comunità e 17 Ospedali di Comunità completati e attrezzati. È un dato amministrativo importante, ma i cittadini non si curano con i target e le certificazioni. Si curano con servizi funzionanti, professionisti presenti, orari di apertura reali e tempi di risposta adeguati.»
Lo scrive, in una nota, Gianfranco Angioni, Referente Regionale USB SANITÀ Sardegna.
Per USB Sanità il momento è quello del passaggio dalla carta alla realtà. «Se le strutture esistono e sono dotate, ora serve verifica pubblica, territorio per territorio e ASL per ASL. Chiediamo trasparenza su 3 punti: quali servizi sono realmente attivi oggi, quanti operatori di ogni profilo professionale vi lavorano, quali sono gli orari effettivi di apertura e presa in carico. Solo così si misura il diritto alla cura.»
Il rischio più grande resta quello di strutture nuove ma vuote. «Da anni si denunciano carenze croniche di medici, infermieri, OSS, tecnici sanitari e personale amministrativo in ospedali, pronto soccorso e territorio. Se oggi aggiungiamo edifici nuovi ma non aggiungiamo personale, stiamo costruendo contenitori senza capacità di cura. Le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità per il DM 77/2022 devono garantire presa in carico, continuità assistenziale e integrazione ospedale-territorio. Senza organici adeguati queste sono solo promesse scritte.»
Per questo USB Sanità chiede subito la pubblicazione degli organici effettivamente assegnati a ogni struttura, distinti per ASL, Comune e profilo professionale.
«I cittadini da Cagliari a Nuoro, dalla Gallura al Sulcis Iglesiente, da Sassari a Oristano e Ogliastra hanno diritto a sapere cosa cambia davvero per loro. Non basta un comunicato o un’insegna nuova.»
Sul fronte tecnologia il messaggio è netto: «Si parla di digitalizzazione e nuove attrezzature. Ma macchinari e software non lavorano da soli. Senza personale sufficiente la tecnologia resta spenta. La tecnologia senza lavoratori non cura nessuno».
Sul fronte tecnologia il messaggio è netto: «Si parla di digitalizzazione e nuove attrezzature. Ma macchinari e software non lavorano da soli. Senza personale sufficiente la tecnologia resta spenta. La tecnologia senza lavoratori non cura nessuno».
USB Sanità respinge con forza l’ipotesi di potenziare il territorio svuotando gli ospedali. «Non si può indebolire DEA di secondo livello, pronto soccorso e reparti ad alta intensità per compensare le carenze del territorio. È spostare il problema, non risolverlo. La sanità territoriale va costruita con nuove assunzioni e stabilizzazioni, non smontando l’ospedale.»
Capitolo a parte per il Businco. «Le nuove sale operatorie fanno parte della Missione 6 PNRR, stessa scadenza del 30 giugno 2026 delle Case della Comunità. Ma mentre si tagliano nastri altrove, qui i lavori sono ancora in corso e l’attività chirurgica resta al San Michele. Non è più emergenza temporanea. Chiediamo alla Regione lo stato reale dei lavori e una data certa, pubblica e vincolante, per la consegna e il ritorno dei pazienti al Businco.»
Conclude Gianfranco Angioni: «La misura della sanità pubblica non è nei documenti che certificano gli edifici, ma nella vita delle persone. Se un cittadino continua a fare file, a girare tra ospedali, a non trovare risposte, significa che il servizio non c’è. Dopo gli annunci serve verifica. Dopo le inaugurazioni servono servizi. Dopo i numeri servono risposte. La Sardegna non ha bisogno solo di muri nuovi, ha bisogno di cure vere».










